Sindaco arrestato per false residenze: brogli elettorali a Forza d’Agrò, nel Messinese
In manette Bruno Miliadò, primo cittadino riconfermato alle amministrative del 2024. Con lui agli arresti un consigliere comunale, un agente e un ausiliario della polizia municipale locale.
Il sindaco di Forza d’Agrò è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di aver orchestrato un sistema di false residenze per alterare l’esito delle elezioni amministrative del giugno 2024. Bruno Miliadò, 46 anni, primo cittadino del piccolo comune messinese riconfermato in quella tornata elettorale, è stato raggiunto da misura cautelare insieme ad altri quattro indagati: un consigliere comunale, un agente e un ausiliario della polizia municipale locale, anch’essi ai domiciliari. Per un secondo consigliere, invece, è stato disposto il divieto di dimora.
96 trasferimenti sospetti in un comune di 835 abitanti
Il fulcro dell’inchiesta, avviata dai carabinieri della stazione di Forza d’Agrò e dal Nucleo Operativo della Compagnia di Taormina a marzo 2024, sotto il coordinamento del dipartimento Reati contro la Pubblica Amministrazione della Procura di Messina, è un dato difficile da ignorare: in un comune che conta appena 835 residenti, tra la fine del 2023 e l’aprile 2024 sono arrivate 96 richieste di trasferimento di residenza. Tutte concentrate nei mesi immediatamente precedenti alla scadenza dei 45 giorni richiesti per legge per ottenere il diritto di voto in un nuovo comune.
Indirizzi fantasma: alberghi, palazzi vuoti e uno stabilimento balneare
Le verifiche hanno svelato un panorama surreale. Tra gli indirizzi indicati come residenza figuravano immobili inesistenti o da tempo abbandonati, le camere di due alberghi, riconducibili rispettivamente al sindaco e a uno dei consiglieri indagati, e persino la sede di uno stabilimento balneare nella frazione Fondaco Parrino. Indirizzi fittizi usati per rendere credibili trasferimenti di residenza che, nei fatti, non erano mai avvenuti.
Il ruolo dei vigili e delle altre 67 persone coinvolte
Gli investigatori ritengono che sia stato lo stesso Miliadò a promuovere e coordinare l’intera struttura criminale. L’agente e l’ausiliario della polizia municipale, in quanto accertatori anagrafici, avrebbero firmato verbali falsi attestando trasferimenti inesistenti. Nell’inchiesta risultano coinvolte, a vario titolo, altre 67 persone, accusate di aver concorso alla produzione di documenti anagrafici contraffatti e di false dichiarazioni di dimora abituale.
Come è partita l’indagine
L’attività investigativa era stata innescata dalla segnalazione di anomalie nelle procedure elettorali. A rafforzare il quadro indiziario hanno contribuito anche gli esiti dell’ispezione amministrativa avviata dal Prefetto di Messina, destinatario di numerose denunce di irregolarità legate a quella tornata elettorale. L’accusa per tutti è associazione per delinquere finalizzata alla commissione di falsità materiale e ideologica in atti pubblici.
