Iacolino indagato per mafia: l’ex eurodeputato si avvale del silenzio davanti ai pm
Convocato dalla Procura di Palermo come indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, Salvatore Iacolino ha scelto di non rispondere alle domande dei pubblici ministeri. L’ex manager del Policlinico di Messina era stato nominato alla guida dell’ospedale appena una settimana fa.
Iacolino indagato per mafia a Palermo: è questa la notizia che scuote il mondo della sanità e della politica siciliana. L’ex europarlamentare Salvatore Iacolino, recentemente insediato come manager del Policlinico di Messina, si è presentato negli uffici della Procura del capoluogo siciliano accompagnato dai suoi legali — gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro — e ha esercitato il diritto al silenzio, rifiutando di rispondere alle domande dei magistrati inquirenti.
L’accusa: favori a un boss mafioso in cambio di finanziamenti e assunzioni
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Iacolino avrebbe agevolato le attività imprenditoriali di Carmelo Vetro, boss mafioso originario di Favara — lo stesso paese natale dell’indagato. Il favore non sarebbe stato unilaterale: in cambio del sostegno alle iniziative economiche del mafioso, Iacolino avrebbe ricevuto finanziamenti per le proprie campagne elettorali e ottenuto assunzioni di persone a lui legate.
Il ruolo dell’ex manager non si sarebbe limitato alla sfera economica. Stando alle accuse, avrebbe anche fatto da intermediario, introducendo Vetro a figure di primo piano della politica e dell’amministrazione regionale siciliana: tra questi, la vicepresidente della commissione antimafia regionale Bernadette Grasso, il responsabile della protezione civile Salvatore Cocina e diversi manager delle ASP siciliane.
Durante una perquisizione nella sua abitazione, gli investigatori hanno trovato 90.000 euro in contanti.
Le origini dell’indagine: dal boss di Favara a un sistema di mazzette
L’inchiesta ha preso avvio dalle attività investigative condotte sul boss Carmelo Vetro e si è progressivamente allargata, portando alla luce un sistema strutturato di corruzione. Al centro dello schema illecito figura anche il dirigente regionale Giancarlo Teresi, che avrebbe intascato tangenti dal capo mafia: entrambi sono stati arrestati.
Grazie a questa rete di relazioni, Vetro avrebbe ottenuto appalti pubblici nel settore dello smaltimento dei rifiuti, gestiti attraverso la sua società An.Sa srl. Una circostanza resa ancora più grave dal fatto che il boss era già stato condannato in via definitiva a nove anni di reclusione per associazione mafiosa — una sentenza che avrebbe dovuto precludergli qualsiasi rapporto con la pubblica amministrazione.
La nomina al Policlinico e il nodo politico
La vicenda assume contorni ancora più delicati alla luce della recente nomina di Iacolino alla guida del Policlinico di Messina, avvenuta appena una settimana prima della sua convocazione in Procura. Un incarico di peso, affidato a un profilo già noto nella politica europea, che ora si trova al centro di un’indagine per uno dei reati più gravi del codice penale italiano.
Le indagini della Procura di Palermo sono tuttora in corso.
