Venti di rimpasto alla Regione e l’ipotesi dell’azzeramento della giunta
La Finanziaria regionale è alle spalle, ma le crepe politiche restano tutte sul tavolo. Anzi, ora vengono allo scoperto. A Palazzo d’Orléans tornano a soffiare venti di rimpasto, alimentati dalle lunghe e faticose notti che hanno accompagnato l’approvazione della manovra e da una maggioranza che, numeri alla mano, regge, ma politicamente arranca.
Il paradosso è tutto qui: la giunta non è caduta sui voti, ma rischia di inciampare sugli equilibri. E così, mentre ufficialmente nessuno apre il dossier, nei corridoi dell’Ars si ragiona già di cambi, sostituzioni, redistribuzioni di deleghe. C’è chi parla di un rimpasto chirurgico e chi, più radicalmente, invoca l’azzeramento totale dell’esecutivo.
Il rimpasto che ritorna: una storia mai davvero chiusa
In realtà il tema non è nuovo. Il rimpasto aleggia da mesi, da quando il presidente Renato Schifani ha deciso di chiudere l’esperienza degli assessori espressi dalla Democrazia Cristiana, dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il segretario nazionale del partito. Una scelta che ha lasciato due caselle scoperte, ma soprattutto ha aperto una ferita politica mai del tutto rimarginata.Per una parte della maggioranza, quella decisione resta indigesta: Andrea Messina e Nuccia Albano non sono indagati e, sostengono i critici, non potevano essere politicamente “giustiziati” per responsabilità altrui. Da lì, il sospetto che la giunta sia diventata sbilanciata e che occorra rimettere mano all’assetto complessivo.
Tecnici nel mirino e la richiesta di una giunta tutta politica
Il nodo vero, però, è un altro. Gli alleati tornano a chiedere con insistenza la fine della stagione degli assessori tecnici. Nel mirino finiscono due caselle pesanti: Economia e Salute. Alessandro Dagnino e Daniela Faraoni, entrambi tecnici in quota Forza Italia, rappresentano un equilibrio che oggi non convince più una parte della coalizione. La richiesta è chiara: trasformare l’esecutivo in una giunta interamente politica, capace – almeno nelle intenzioni – di tenere insieme i partiti e disinnescare le tensioni esplose durante l’iter della Finanziaria. Tradotto: il rimpasto non servirebbe a migliorare l’azione di governo, ma a sedare le liti.
Da quattro a sei assessori: mezza giunta sotto osservazione
Se si parte dai posti vacanti e dai tecnici, i cambi sarebbero almeno quattro. Ma lo scenario potrebbe allargarsi. In Fratelli d’Italia si ragiona da tempo su un avvicendamento delicato: l’uscita di Elvira Amata e l’ingresso in giunta di Ella Bucalo, oggi senatrice.Un passaggio che avrebbe effetti a catena: Bucalo lascerebbe Palazzo Madama, consentendo l’ingresso del primo dei non eletti, Francesco Scarpinato, che a sua volta libererebbe la poltrona di assessore ai Beni culturali. Un domino politico che rischia di trasformare il rimpasto in una riscrittura profonda dell’esecutivo, magari accompagnata anche da un rimescolamento delle deleghe.
C’è chi vuole l’azzeramento totale
Ma per qualcuno tutto questo non basta. A chiedere apertamente l’azzeramento della giunta è Cateno De Luca, che negli ultimi mesi ha cambiato registro: meno opposizione frontale, più dialogo con la maggioranza. Con il progetto “Ti Amo Sicilia”, De Luca ha rivendicato l’innocenza politica degli ex assessori Dc e non ha nascosto l’idea di un ritorno, magari sotto altre sigle, di un’area democristiana nell’esecutivo. Secondo i rumors, ci sarebbe spazio persino per un assessore indicato direttamente da De Luca. Ipotesi che, in ambienti azzurri, viene liquidata come fantapolitica, ma che circola con insistenza nei corridoi dell’Ars.
