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Regione, il governo “premia” i cuffariani: valanga di nomine alla vigilia della mozione di sfiducia

di Enzo Scarso -





Quando la politica trema, il sottogoverno si muove. A pochi giorni dalla discussione in Aula della mozione di sfiducia al presidente Renato Schifani, il governo regionale sblocca improvvisamente le nomine che da settimane giacevano congelate in giunta.

Un gesto tutt’altro che casuale, che molti leggono come un segnale distensivo verso la Democrazia cristiana di Totò Cuffaro, il cui voto in Assemblea potrebbe risultare decisivo per la sopravvivenza dell’esecutivo.

Il ritorno degli scudocrociati

Dopo il via libera della Commissione Affari istituzionali dell’Ars, l’esecutivo ha infatti dato il disco verde a tre nomine fortemente gradite all’area centrista:

  • Calogero Valenza, segretario provinciale della Dc di Caltanissetta, alla guida dello Iacp nisseno;
  • Antonino “Nenè” Mangiacavallo, ex sottosegretario e figura storica dell’agrigentino, al vertice del Consorzio universitario Empedocle;
  • Giuseppe Ferrarello, sindaco di Gangi, come presidente del Parco delle Madonie.

Tre pedine piazzate al momento giusto, in un mosaico politico che cerca equilibrio alla vigilia di un voto carico di incognite.

Schifani in bilico, la Dc ago della bilancia

La mozione di sfiducia, sottoscritta da 26 deputati di opposizione, sarà discussa in Aula il 2 dicembre. Senza i voti dei sette deputati cuffariani, il margine per la tenuta del governo si ridurrebbe drasticamente. Ecco perché, dopo settimane di freddezza, Palazzo d’Orléans ha scelto la via del dialogo.Il risultato si è visto: le nomine si sono sbloccate in poche ore, dopo giorni di attesa e tensio

Dietro le formule istituzionali, la sostanza è chiara: Schifani blinda i rapporti con i centristi per superare due scogli ravvicinati, la mozione di sfiducia e la manovra di bilancio.

Non è un mistero che la sospensione delle nomine Dc avesse irritato non poco i deputati dello scudocrociato, i quali avevano percepito un tentativo di emarginazione. Ora la “riconciliazione” si è consumata con un pacchetto di incarichi che, nei fatti, restituisce alla galassia cuffariana un peso politico tangibile.

Il messaggio

Nessuna dichiarazione ufficiale, ma nei corridoi dell’Ars il messaggio è rimbalzato chiaro: “La Dc resta dentro, ma con voce più forte”. E mentre i riflettori si accendono sul voto del 2 dicembre, la giunta Schifani tenta di trasformare le nomine in ossigeno politico. Resta da capire se basterà. Perché nel gioco del potere siciliano – dove il sottogoverno è spesso più eloquente dei discorsi in Aula – le fedeltà durano quanto una seduta di giunta: fino alla prossima nomina.