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Zes Unica, forti polemiche su incertezze credito d’imposta imprese. Ignorata insularità Sicilia

di Gabriele Bonafede -





Crolla entità agevolazioni Zes Unica. Critiche dal mondo delle imprese dopo la comunicazione dell’Agenzia delle entrate sulla minore percentuale degli incentivi a titolo di credito d’imposta. Fitto non condivide operato AdE.

“Oltre al danno subito dalle piccole e medie imprese, tagliate fuori dalla Zes Unica a causa dell’investimento minimo di 200 mila euro richiesto per beneficiare delle agevolazioni, anche le altre aziende sono state beffate. Il credito d’imposta concedibile nella misura massima del 60% dell’investimento è infatti sceso al 10,60%. Un flop annunciato che deprimerà fortemente gli investimenti nell’Isola ed in tutto il Mezzogiorno”. È il commento di Piero Giglione e Nello Battiato, rispettivamente segretario e presidente della Cna Sicilia. Secondo l’Agenzia delle Entrate, a fronte della disponibilità finanziaria messa in campo, pari a 1,670 miliardi di euro, le istanze da parte del mondo imprenditoriale hanno raggiunto un fabbisogno di ben 9,452 miliardi.

La percentuale del credito d’imposta effettivamente fruibile da ciascun beneficiario secondo la determinazione dell’AdE è pari al 17,6668 per cento (1.670.000.000 / 9.452.741.120) dell’importo del credito richiesto.

“È assolutamente necessario rivedere il meccanismo di assegnazione delle risorse e, fermo restando il credito di imposta spettante, prevedere una soglia minima oltre la quale il credito effettivo non dovrebbe scendere – sottolinea Elbano de Nuccio, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti. Al contempo, secondo i commercialisti, “è anche necessario aumentare le risorse messe a disposizione, attualmente fissate a 1.670 milioni di euro, che allo stato attuale si sono rivelate completamente insufficienti”.

Secondo i calcoli della Fondazione Nazionale Ricerca dei commercialisti, una piccola impresa collocata in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, a cui spetterebbe un credito d’imposta del 60% sugli investimenti effettuati, ha diritto ad un credito d’imposta effettivo del 10,60% (il 17,6% del 60%). Invece, una media impresa collocata in Basilicata, Molise e Sardegna, a cui spetterebbe un credito del 40%, ha diritto ad un credito effettivo del 7,06% (il 17,6% del 40%). La situazione peggiora soprattutto per le grandi imprese collocate in Abruzzo che, a fronte di un credito spettante del 15%, ottengono con l’attuale meccanismo un credito effettivo del 2,65% (il 17,6% del 15%).

Ieri è stato approvato il Piano Strategico della ZES Unica durante la riunione della Cabina di Regia alla presenza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il Piano definisce la politica di sviluppo delle regioni del Mezzogiorno che rientrano nella ZES Unica, individuando i settori da promuovere, quelli da rafforzare, gli investimenti e gli interventi prioritari della Zona Economica Speciale. L’iniziativa punta a sostenere non soltanto la nascita di nuove attività produttive ma anche la crescita e lo sviluppo di quelle esistenti. Nel documento sono state identificate nove filiere da rafforzare (agroindustria, turismo, elettronica & ICT, automotive, Made in Italy, Chimica e farmaceutica, Navale e cantieristica, Aerospazio e Ferroviario) e tre tecnologie da promuovere (tecnologie digitali, cleantech e biotech).

“Le critiche sul credito d’imposta Zes arrivate finora sono strumentali. Il dato sull’ammontare di investimenti presentati dalle imprese per accedere al credito dimostra che la misura varata dal Governo non è un fallimento, tutt’altro, è esattamente il contrario: un successo”. Lo afferma il ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto. Per quanto riguarda i dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate sull’applicazione delle agevolazioni, Fitto sottolinea: ‘Il 17% è un provvedimento che ho già detto di non condividere’ perché andava fatta un’analisi dettagliata prima. Ho espresso il mio disappunto e una non condivisione’’. Il governo, ha ribadito Fitto, è al lavoro per trovare anche risorse aggiuntive a copertura della differenza tra investimenti e crediti d’imposta richiesti.

“Il ministro Fitto scarica la responsabilità sul direttore dell’Agenzia delle entrate Ruffini, accusato di aver fatto tutto da solo – dichiara Claudio Stefanazzi, deputato PD -. Ruffini, al contrario, è colpevole soltanto di aver seguito per filo e per segno le disposizioni del decreto attuativo dello scorso 17 maggio. Decreto che, è bene sottolinearlo, è stato scritto e firmato dallo stesso Fitto con il concorso del ministro Giorgetti”

Una specifica sezione del Piano strategico, secondo l’art. 11 del DL 124/2023, dovrebbe essere “dedicata agli investimenti e agli interventi prioritari, necessari a rimuovere, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 119, sesto comma, della Costituzione, gli svantaggi dell’insularità nelle regioni Sicilia e Sardegna”. 

Una Zes insulare che “partendo dalle peculiarità di Sardegna e Sicilia” istituisca una agevolazione a regime che di fatto “ristorni i maggiori costi che di fatto si supportano nel fare impresa nei nostri territori”. Lo propone il presidente dei commercialisti di Palermo, Nicolò La Barbera, che interviene nella polemica sul credito di imposta per le imprese secondo quanto previsto dall’ultimo provvedimento dell’Agenzia delle Entrate. “Una Zes Insulare a regime del 50%”, spiega La Barberà, “già sarebbe una grande traguardo per il nostro sviluppo territoriale”.

“Si rivela ora in tutta evidenza il macroscopico errore di avere creato una Zes Unica comprendente tutto il Mezzogiorno” – commenta Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia. “La precedente composizione delle Zone economiche speciali prevedeva, infatti, superfici ridotte e inserite all’interno di aree industriali e artigianali con una coerenza logistica ai principali porti commerciali. La Sicilia aveva a disposizione 55,8 km quadrati di terreno (il 35 per cento destinato alla Zes della Sicilia occidentale e il 65 per cento a quella orientale) entro i quali far ricadere le aziende già insediate o da insediare. La scelta di allargare all’intero perimetro del Mezzogiorno (e dunque oltre 123.000 km quadrati) imponeva quantomeno l’elementare necessità di aumentare adeguatamente la dotazione delle risorse. In ogni caso, sbagliata la scelta di suddividere tra tutti i richiedenti una dotazione già palesemente insufficiente, è più logica ed efficace la procedura di liquidare il massimo del contributo previsto secondo cronologia delle istanze, auspicabilmente adeguando il plafond alle dimensioni delle Zes Unica, dove risiedono quasi 20 milioni di italiani e operano oltre 2 milioni di imprese.
Invece di promuovere una programmazione di sviluppo bottom-up di singole aree strategiche da volarizzare con cabina di regia locale o regionale, si è voluto centralizzare il controllo senza un programma determinato e coerente con le caratteristiche del territorio. Nulla è stato fatto di specifico per rimuovere gli svantaggi dell’insularità nelle regioni Sicilia e Sardegna. Occorre una seria rivisitazione di tutto il programma”.

Nella foto: Raffaele Fitto e Giorgia Meloni