Accade a Ragusa: dove regna l’impunità, volontari sfruttati, per lavoro dipendente, da un Ente Pubblico
Accade a Ragusa, in Sicilia, non in una sperduta del centro Africa, l’impunità diventa ordinaria amministrazione, la pretende il sindaco della città che rimanda alle prossime elezioni comunali il giudizio dei cittadini, lui che, esaurito il secondo mandato, non potrà essere rieletto.
Pretende, forse, il lasciapassare per i suoi delfini, per i suoi sostenitori.
Per spiegare cosa accade nel capoluogo più a sud di Tunisi, non c’è nemmeno bisogno di premettere che nessuno è colpevole fino al terzo grado di giudizio, eventuale, perché, finora, non c’è intervento della magistratura e non ci sono segnali dell’Ispettorato del Lavoro che ha ricevuto circostanziata denuncia.
È stato il Sindaco in prima persona, nel corso di riunioni al Comune, di interviste a quotidiani nazionali, ad aver ammesso le responsabilità, ma, candidamente ammette che non servono le dimissioni, saranno gli elettori a giudicare. Per lui la magistratura non esiste, non c’è intervento al riguardo e di questo, forse, è certo.
Tutto nasce da una conferenza stampa, convocata dal segretario cittadino del PD che riferisce di un attento lavoro ispettivo di ricerca, portato avanti con i consiglieri comunali del partito, da cui emerge un vero e proprio sistema strutturato di lavoro nero camuffato da volontariato, in ogni caso favorito dall’amministrazione, per alcuni servizi comunali.
Il caso più eclatante riguarda i servizi al Castello di Donnafugata, ma il sistema è diffuso per altri servizi essenziali e ordinari, relativi a beni pubblici e strutture comunali, la biblioteca, un auditorium, impianti sportivi, pulizie, ausilio alla Polizia Locale e alla Protezione Civile, servizi di front office, gestiti con lavoratori in nero, camuffati da volontari che fittiziamente percepiscono rimborsi spese, senza godere di contributi, ferie o tutele consuete dei lavoratori.
Dopo attente verifiche, è stato appurato che i volontari sarebbero obbligati a turni, registro presenze, disponibilità settimanale programmata e dalle rendicontazioni si può avere la certezza che il Comune ha contezza del sistema.
Si configura un rapporto di lavoro, non retribuito normalmente, rivolto anche a soggetti adulti, maggiormente subordinati avendo a carico famiglia.
Il Sindaco, Peppe Cassì, convoca una conferenza stampa, affiancato dagli assessori al personale e allo sport e politiche giovanili, spiega che c’è un a norma, il Codice del terzo settore, risalente al 2017, applicata da molti enti territoriali, che consente a organismi del terzo settore di avvalersi di volontari che si mettono a disposizione per eventi occasionali, servizi in siti culturali e impianti sportivi, prestazioni di supporto, di collaborazione che non prevedono retribuzione ma solo rimborsi spese. Tutto è rendicontato e registrato.
Ma, appunto dai rendiconti e dalle registrazioni, peraltro vidimate da funzionari comunali, prodotti in conferenza stampa da un giornalista, veniva fuori un sistema strutturato di lavoro dipendente, con tanto di turni, di orari, di prestazioni festive e notturne, volontari che avevano lavorato per 32, 30, 48 ore, fino ad arrivare al caso delle 179 ore prestare per servizi, in un mese.
L’Associazione del terzo settore, della quale si serve il Comune, per camuffare i finti volontari da retribuire, paga 37 ore per volontario, a 150 euro, ma emerge dalle testimonianze di alcuni volontari che gli stessi sono spinti a procurare scontrini fasulli, per avere altri ‘rimborsi’ che compensano le ore ulteriori di presenza.
In conferenza stampa vengono fuori documenti, vidimati da funzionari comunali, con copie di scontrini dove sono registrati pomodori, olive, finocchi, carote, pesce, ragù, pannolini, deodorante intimo, assorbenti e altro.
Il primo cittadino, con evidente malcelato imbarazzo, concludeva la conferenza stampa che doveva fare chiarezza su tutta la questione, scaricando responsabilità della gestione operativa sull’associazione e assicurando immediati controlli negli uffici.
Per intanto, venivano prima bloccati e poi annullati i bandi per rinnovare la gestione dei servizi, scaduta alla fine di febbraio.
Iniziava un ping pong fra segretario cittadino del PD e il sindaco: per il primo, la vicenda dei “volontari” retribuiti del Comune di Ragusa resta di eccezionale gravità: un sistema strutturato di utilizzo di lavoratori formalmente inquadrati come volontari per assicurare, a costi convenienti per l’ente, servizi essenziali, utilizzati con mansioni, turnazioni, orari riconducibili ad un chiaro rapporto di lavoro, ma senza contratto e senza alcuna tutela, solo un rimborso spese di 4 euro l’ora.
Per il sindaco tutto previsto dal Codice del Terzo Settore, se ci saranno irregolarità si potrà intervenire ma non ci sarebbero, in ogni caso, violazioni di legge.
Mentre, per una strana coincidenza, il dirigente del settore cultura lascia il settore, per motivi di salute, ma resta allo sviluppo economico e allo sport, il sindaco si dice pronto a ripartire, ci saranno dei controlli, ma il sistema resta intatto, per quanto, al momento, sospeso.
Sarebbe allo studio un appalto per la gestione dei servizi culturali e sportivi. Quindi, è legittimo pensare che il modello finora utilizzato tanto solido non è.
Per i “volontari”, considerati insostituibili, si starebbe valutando come integrarli, nel pieno rispetto della legge.
Altro capitolo della vicenda, in Consiglio comunale, dove il sindaco Cassì ostenta sicurezza, e afferma: “Il PD aveva ragione”, “il problema c’è e c’è stato”, “Grazie a chi ha fatto emergere questa situazione”.
Incombe sulla seduta solo la domanda provocatoria di una consigliera, Rossana Caruso, che chiede: “ma se era tutto regolare perché, ora, i contratti di collaborazione occasionale? Cosa è cambiato?”
Il sindaco, infatti, si assume la responsabilità politica di quanto accaduto, sono state avviate verifiche all’interno, si sente, al momento, come un allenatore che si riunisce con al squadra, negli spogliatoi, dopo una partita persa.
Non c’è nessuna necessità di dimissioni, saranno gli elettori alle prossime comunali, a giudicare chi, eventualmente, ha sbagliato.
Al momento, soluzioni interne, con la collaborazione dei dipendenti comunali, come segno dell’efficienza della macchina comunale, per un mesetto, contratti di collaborazione occasionale con 9 “volontari” per sopperire alle urgenze per gli impianti sportivi, quindi affidamento di servizi, in un primo momento in forma diretta, poi con procedure diverse.
Sembrava che tutto dovesse essere destinato decantare, anche per la mancanza di attacchi politici da parte di tutte le forze di opposizione.
Invece, emergono affermazioni del sindaco Cassì, non smentite, riportate su un quotidiano che ha seguito attentamente tutta la vicenda e riprese dal segretario del Partito Democratico, di inaudita gravità, lesive della dignità della città e dei ragusani.
Ci sarebbe stata una riunione del sindaco con il Presidente locale della società che ha gestito i servizi e i volontari, per conto del Comune, presenti gli assessori Pasta, personale e sviluppo economico, e Digrandi, sport e politiche giovanili, l’esperta del sindaco per la cultura, Clorinda Arezzo, il Presidente del Consiglio comunale e il funzionario dell’ufficio sport.
Il sindaco non si limita ad ammettere l’utilizzo improprio di volontari per i servizi comunali, ma aggiunge, secondo quanto riportato, “per convenienza nostra su alcune cose si sono chiusi gli occhi”
Il sindaco ha sottolineato, come fosse una giustificazione alle irregolarità, che il servizio espletato dai finti volontari è stato essenziale per l’ente che altrimenti avrebbe dovuto sostenere spese per personale addetto che non si volevano mettere in bilancio.
Ma gravi sono state le affermazioni successive, sul volontariato che sarebbe diventato un sostitutivo, più conveniente, del lavoro regolare, cosa che non può esistere: “Siamo andati avanti fino a quando è andata bene, oggi non è più così, i tempi sono cambiati.”
Nel tentativo disperato di assumersi la responsabilità della questione, il sindaco ammette gli errori nella gestione della situazione, come capo dell’amministrazione: “se noi oggi diciamo che era tutto a posto, diciamo il falso. Non era tutto a posto”, plurale, forse, riferito a tutta la compagine di giunta e ai componenti del consiglio comunale rimasti a sostenerlo, che si ostinano ancora, in maniera sfrontata e impudente, priva di vergogna, a difendere il sindaco e a tentare di minimizzare l’accaduto.
Il vergognoso caso degli scontrini fasulli, finiti al centro delle polemiche, mette, segnatamente, nel mirino il responsabile della associazione che li richiedeva ai finti volontari e i funzionari comunali che li vidimavano, personaggi sui quali, finora, stranamente non si sono concentrate le attenzioni.
Il sindaco avrebbe chiuso l’incontro riconoscendo la responsabilità politica dell’accaduto, preoccupandosi di sottolineare come si stanno cercando soluzioni per continuare a garantire i servizi, mantenendosi nel perimetro della legge.
La gravità della situazione e delle dichiarazioni del sindaco è sintetizzata nella frase che, si legge nell’articolo, riassume il senso dell’intero confronto: “Per convenienza nostra si sono chiusi gli occhi su alcune cose, non potrà più essere così, questo è il punto.”
Di fronte a tali ammissioni, si resta basiti per la ostentata indifferenza degli assessori della giunta e dei consiglieri che sostengono l’amministrazione, che sembrano voler ignorare la questione.
Farebbero bene, tutti, a dimettersi in blocco ed evitare di mantenere in essere l’onta della vergogna per la città. Di fronte alle chiare ammissioni di colpa del sindaco, non resta altro da fare.
Ma non lo faranno, segnale che c’è qualcosa che li tiene attaccati alle poltrone.
Senza dire che, fino a nuove elezioni, non potrebbero essere giudicati.
Roba da Repubblica delle Banane!
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