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Ambiente

Sicilia a rischio sismico. Si studiano i dati sul ‘mantello superiore’

I ricercatori hanno individuato una discontinuità profonda fino a circa 150-200 chilometri. Sembrerebbe all’origine di un importante sistema di faglie che si propaga attraverso l’intera isola

di Redazione -





Osservando i dati provenienti dai terremoti lontani (ovvero quelli a distanza di oltre 1.000 km dal luogo di osservazione), un team di sismologi dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV – OE), ha ottenuto nuove informazioni sull’architettura del mantello superiore dell’Italia meridionale e della Sicilia in particolare, ottenendo informazioni sulle possibili correlazioni tra faglie sismogenetiche –già note al livello della crosta terrestre– e strutture profonde che interessano il mantello superiore. In uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature, i ricercatori hanno individuato una discontinuità del mantello terrestre profonda fino a circa 150-200 chilometri, che sembrerebbe all’origine di un importante sistema di faglie che si propaga attraverso l’intera Sicilia, dalla zona a sud dell’Etna, in direzione ovest-nord-ovest, fino alla costa settentrionale. L’Isola e buona parte di essa in particolare, è una delle aree dell’Italia più a rischio terremoti. Senza andare troppo al di là nei tempi, basti pensare alla distruzione del terribile sisma del 1693 nel Val di Noto (il più distruttivo della storia siciliana) o, più di recente, quello di Messina di inizio ‘900 ma anche il Belice a fine anni ’60, Carlentini nel 1990 e quelli del Catanese di cinque anni fa. Tanti eventi simici in Sicilia nel corso dei decenni, di diversa entità e gravità, per via di un’elevata pericolosità sismica, risultato di un processo geodinamico molto attivo nel Mediterraneo Centrale, che determina rilasci sismici significativi lungo i margini settentrionale ed orientale dell’Isola, e negli antistanti settori sommersi. Le aree cosiddette ‘zona 1’, quelle con gli effetti massimi dei terremoti più elevati, comprendono lo Stretto di Messina e la zona del Belice. Ma quasi tutto il resto della Sicilia si trova in zona 2’ dove alto è il rischio di terremoti. Solo parte del settore centro-meridionale dell’isola ricade in zona 3 o 4, cioè a basso rischio sismico. I prossimi passi prevedono l’utilizzo di tecniche avanzate per migliorare ulteriormente la conoscenza del quadro geodinamico del Mediterraneo centrale e delle relazioni che intercorrono tra tettonica e vulcanismo”, il che anche se non consentirà, com’è ovvio che sia, la previsione di eventi sismici, certamente darà una grossa mano a capire come fare per contenerne le conseguenze