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Infrastrutture

Riqualificazione Zen Palermo: 21 opere per un valore di 51 milioni

di Andrea Scarso -





Il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha convocato la giunta comunale fuori da Palazzo delle Aquile. La seduta straordinaria si è tenuta alla parrocchia di San Filippo Neri, nel cuore dello Zen. Una scelta di forma che dice qualcosa di sostanza: il quartiere non come destinatario lontano di decisioni prese altrove, ma come sede istituzionale per un giorno.

Presenti anche il presidente della Regione Renato Schifani e i vertici degli assessorati comunali. Al termine della riunione, Lagalla ha illustrato il piano –un insieme di interventi strutturali e sociali– per la riqualificazione dello Zen.
Lo Zen, acronimo di Zona Espansione Nord, è uno dei quartieri più segnati della città: costruito negli anni Settanta come risposta all’emergenza abitativa, si è trasformato nel tempo in una delle periferie più difficili del Sud Italia, con un’alta densità di edilizia pubblica degradata, servizi insufficienti e una presenza storica della criminalità organizzata. Il piano presentato prevede 21 opere per un totale di 51 milioni di euro, di cui 18 milioni investiti dalla Regione. La parrocchia, nel frattempo, ha avanzato la richiesta di una nuova torre campanaria.

Una piazza da 12.000 metri quadrati al posto del vuoto urbano

Il progetto più visibile del piano è la nuova piazza. Occuperà 12.000 metri quadrati –un’area significativa anche per un quartiere di edilizia popolare densa– e prevede la creazione di un parco urbano multifunzionale con una zona servizi, un parco giochi, un anfiteatro all’aperto da 150 posti, un campo bocce, verde attrezzato e un parcheggio da 200 posti. Il costo è di 4 milioni di euro, a carico dell’assessorato ai Lavori pubblici guidato da Totò Orlando. L’assessore ha già indicato una data: fine lavori entro ottobre 2026.

Il progetto è stato sviluppato con tecnologia BIM –Building Information Modeling, un sistema di progettazione tridimensionale digitale che consente di gestire tutte le fasi costruttive in un unico ambiente integrato– ed è il primo realizzato con questa metodologia dall’ufficio tecnico comunale. A coordinare il lavoro il capo area Francesco Trapani, il responsabile unico del procedimento Edoardo Intravaia e il progettista Pasquale Riggio. Tra gli altri interventi annunciati: un murale digitale luminoso e il recupero del Baglio Mercadante –un complesso storico nel quartiere da anni in attesa di restauro– che secondo Lagalla è già in fase esecutiva. A breve, ha aggiunto il sindaco, sarà inaugurata anche la piscina nell’area del centro commerciale Conca d’Oro.

Il nodo dei fondi: decenni di risorse bloccate

Il contesto in cui arriva il piano di riqualificazione è quello che ne definisce il peso reale. Lo Zen non è una periferia dimenticata per mancanza di risorse: per decenni i fondi sono stati stanziati e poi rimasti inutilizzati. I cosiddetti fondi ex Gescal –risorse regionali storicamente destinate all’edilizia residenziale pubblica– avrebbero dovuto finanziare interventi in questo quartiere già da anni. Il M5S, in una nota diffusa a gennaio 2026, ha ricordato che l’amministrazione Lagalla aveva a disposizione oltre 35 milioni di euro per lo Zen al momento del suo insediamento, rimasti largamente inutilizzati per quattro anni. I rappresentanti del Movimento hanno anche evidenziato che nel 2025 Lagalla avrebbe rifiutato di firmare un protocollo con la Regione per la realizzazione immediata di sette interventi di edilizia scolastica finanziati per 22 milioni di euro, di cui 7 destinati allo Zen.

Lo stesso Lagalla, presentando il piano, ha riconosciuto che i fondi Gescal erano rimasti “per due decenni solo sulla carta”.

Il Politecnico di Milano e la scommessa sulle smart cities

Tra le novità del masterplan c’è un elemento meno atteso: il coinvolgimento del Politecnico di Milano. I ricercatori dell’ateneo milanese studieranno le caratteristiche del quartiere San Filippo Neri nell’ottica di politiche di smart cities e inclusione sociale. Non è chiaro, allo stato attuale, quale peso operativo avrà questa collaborazione rispetto alla progettazione degli interventi fisici. Ma la scelta segnala un cambio di registro nella narrazione istituzionale: lo Zen non più solo come emergenza da gestire, ma come laboratorio urbano da studiare.

La parola smart cities –termine che indica l’uso di tecnologie digitali per migliorare la qualità dei servizi urbani e la partecipazione dei cittadini– applicata a un quartiere come lo Zen ha una sua ambizione. Il rischio è evidente, e i siciliani sono già abituati a vederlo: la narrazione innovativa potrebbe facilmente rimanere solo un involucro retorico per misure poco più che ordinarie. I 21 interventi del piano di riqualificazione sono per lo più infrastrutture di base –strade, scuole, piazze, impianti sportivi. Cose necessarie, non utopie. La domanda non è se lo Zen meriti una piazza. È se questa volta la piazza verrà davvero costruita.