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Riapre a Palermo Villa Belmonte: sarà sede del CGA

E' una delle testimonianze più belle del passato di Palermo e, dopo l'abbadono, torna ad avere un ruolo. Quello di dare una sede dignitosa all'organo di giustizia

di Redazione -





Dal mese di febbraio la storica Villa Belmonte nel quartiere dell’Acquasanta, nel cuore storico di Palermo, sarà la nuova sede del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Siciliana. Un impegno sicuramente mantenuto dall’attuale esecutivo che guida la Regione. Impegno preso di assegnare al Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia, una nuova prestigiosa sede. Impegno rispettato che, peraltro, recupera un bene della Regione da troppi anni inutilizzato e a rischio degrado. Un modo intelligente, utile e anche importante, per recuperare al meglio il patrimonio pubblico, nell’interesse soprattutto dei cittadini, come può, appunto, essere di interesse il recupero di bellissime testimonianze come Villa Belmonte. Il trasferimento dell’istituzione nella nuova sede sarà graduale ma l’udienza del prossimo 6 febbraio si terrà già nei locali restaurati della villa.

Nei giorni scorsi, l’assessore regionale all’Economia Marco Falcone, alla presenza del presidente del CGA della Sicilia Ermanno De Francisco, ha effettuato un sopralluogo al cantiere per definire gli ultimi dettagli e programmare la consegna che avverrà nei prossimi giorni. “Abbiamo ristrutturato una fra le più belle ville di Palermo – ha detto Falcone, malcelando una certa soddisfazione per il recupero di Villa Belmonte – e adesso la consegneremo al CGA finora ospitato in locali poco funzionali. Una sede idonea per assicurarne il funzionamento nel migliore dei modi”. Dunque, da un lato c’è la buona notizia del recupero di uno straordinario patrimonio monumentale e architettonico della Sicilia e della città capoluogo dell’Isola e dall’altro la sua destinazione al massimo organo della giustizia amministrativa e la restituzione alla città attraverso l’attività del tribunale. Falcone, ha anche voluto ringraziare gli uffici del dipartimento Finanze e del DRT che hanno curato l’iniziativa. Villa Belmonte, fu realizzata agli inizi dell’Ottocento in stile neoclassico per volere di Giuseppe Ventimiglia, principe di Belmonte.

Nel corso degli anni, ha assunto sempre più la connotazione di edificio storico ed è stata dichiarata monumento nazionale dal 1949. Occupa una superficie di circa 600 metri quadrati e si sviluppa su tre livelli. La Regione, ha investito sei milioni di euro per il recupero e l’adeguamento dell’intera struttura e per il restauro degli affreschi e dei materiali lapidei, oltre alla manutenzione generale dell’immobile. Fu la residenza estiva del principe Giuseppe Ventimiglia di Belmonte in un’area dove che faceva parte di un vasto feudo denominato ‘di Barca’. Nel mese di maggio del 1799, il principe, esponente di una delle più prestigiose famiglie dell’aristocrazia siciliana, aveva ottenuto in enfiteusi appezzamenti di terreno appartenenti all’antico ‘feudo di Barca’, già smembrato in diverse proprietà e pochi giorni dopo l’acquisizione affidò l’incarico di redigere il progetto della sua ‘villa di delizia’ all’architetto regio Giuseppe Venanzio Marvuglia, l’architetto maggiormente in voga in quegli anni. L’architetto, coadiuvato dal figlio Alessandro Emanuele e dal cappuccino Frà Felice, realizzò, grazie alle possibilità economiche del principe, una delle più significative e alte espressioni della architettura neoclassica in Sicilia. Villa Belmonte all’Acquasanta, che ben rappresentava la ricchezza e il peso”della casata di appartenenza dell’aristocratico committente, è tra quegli edifici che hanno segnato la storia dell’espansione edilizia della città di fine settecento e della prima decade del secolo successivo. Nei primi anni dell’Ottocento, la dimora divenne un salotto internazionale e nelle sue numerose feste ospitò personaggi illustri tra i quali anche l’ammiraglio Orazio Nelson. Ma negli anni che vanno dal 1806 al 1812, diventò una sorta di circolo sovversivo e politico, punto di ritrovo del fior fiore del mondo accademico e dell’èlite aristocratica siciliana legata alla Massoneria e, allo stesso tempo protagonisti della effimera Costituzione Siciliana del 1812. Dopo un periodo di presenza anche dei Florio, passaggio ad hotel e fase dimentica nei primi del ‘900, Villa Belmonte, dopo aver subito più volte saccheggi e vandalismi durante le due guerre mondiali, nel 1947 viene acquisita dal demanio dello Stato e nel 1949 dichiarata monumento nazionale.
In seguito ad un rovinoso incendio avvenuto nel 1986, la villa rimase gravemente danneggiata al punto che si rese necessaria una impegnativa opera di manutenzione straordinaria. Infine nel 2001 il complesso venne incamerato, tranne una piccola parte nel patrimonio della Regione Siciliana che ne ha curato, nel tempo, una serie di interventi di ristrutturazione.