Frana di Niscemi, il rapporto dei geologi: il centro abitato è stabile ma il rischio resta alto
Il centro abitato è sostanzialmente stabile, ma la frana di Niscemi resta un fenomeno ancora attivo e con possibili evoluzioni. È quanto emerge dal rapporto redatto da un gruppo di geologi dell’Università di Firenze incaricati dal Dipartimento della Protezione civile di analizzare il dissesto che lo scorso gennaio ha colpito il comune siciliano.
Lo studio, lungo circa 150 pagine e pubblicato sul sito della Protezione civile, è stato coordinato da Nicola Casagli, presidente del Centro per la Protezione civile dell’ateneo fiorentino e docente di Geologia applicata. A darne notizia è il Corriere della Sera.
Il quadro dei geologi: rischio ancora elevato
Secondo i tecnici, le analisi effettuate sul campo e i dati provenienti dal monitoraggio satellitare indicano che la frana di Niscemi rimane un fenomeno dinamico.
Il rapporto sottolinea infatti che il rischio complessivo resta elevato e che il movimento del terreno potrebbe continuare a evolvere nel tempo. In particolare preoccupa la scarpata principale che delimita il paese, considerata suscettibile a ulteriori cedimenti.
Un’eventuale evoluzione della frana, spiegano i geologi, potrebbe interessare altri edifici situati vicino al margine instabile e provocare danni permanenti anche ad alcune arterie viarie strategiche della zona.
Il centro del paese considerato stabile
Nonostante le criticità nelle aree periferiche, il rapporto offre anche un elemento rassicurante: il cuore dell’abitato non presenta segnali di instabilità significativa.
Le analisi indicano infatti che il centro di Niscemi mostra condizioni di “sostanziale stabilità”, anche se la situazione complessiva del versante richiede attenzione e interventi di mitigazione.
Gli interventi proposti per contenere la frana
Gli esperti indicano una serie di azioni ritenute necessarie per ridurre il rischio legato alla frana di Niscemi.
Tra le priorità c’è limitare l’infiltrazione di acqua proveniente dalle aree a monte, intercettando i flussi idrici prima che raggiungano la massa di terreno già destabilizzata. Un altro intervento riguarda la protezione del piede dei versanti, per contrastare l’erosione fluviale che contribuisce alla riattivazione dei movimenti franosi.
Particolare attenzione dovrà essere rivolta anche alle zone più critiche, come l’alveo del torrente Benefizio.
Ingegneria naturalistica e monitoraggio
Il rapporto suggerisce inoltre di affiancare agli interventi strutturali soluzioni di ingegneria naturalistica, come la piantumazione di vegetazione in grado di contribuire alla stabilizzazione dei versanti.
Infine, viene indicata la necessità di rafforzare il sistema di monitoraggio, installando inclinometri profondi per controllare le pressioni all’interno del terreno e seguire l’evoluzione della frana nel tempo.
Un controllo costante, concludono i geologi, sarà fondamentale per gestire un fenomeno che rimane complesso e potenzialmente pericoloso, anche se il centro abitato del comune siciliano al momento non mostra segnali di instabilità.
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