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Protesta trattori, parlano i produttori: “Coltiviamo l’oro, ma ci stanno uccidendo”

di Redazione -





di JERRY ITALIA – “Ci stanno affamando tutti” urla Rocco mentre rovescia il grano dalla mietitrebbiatrice sull’erba della rotatoria al centro del bivio che da Gela porta a Niscemi. Gli agricoltori gelesi e niscemesi hanno scelto questo snodo per iniziare la loro protesta, lungo la strada 117 bis che taglia a metà la Piana di Gela, dove a perdita d’occhio ci sono distese enormi di carciofeti e ettari di grano giallo oro che colorano l’orizzonte. C’è tanta rabbia tra gli agricoltori che da ieri sono in sit – in permanente lungo la Gela – Catania, a metà strada tra Gela e Niscemi, i polmoni di un settore che ancora oggi dà occupazione ma che soffre enormemente. La loro è una vertenza aperta da anni. “Coltiviamo l’oro – urla ancora Rocco, ma ce lo pagano pochi centesimi – mentre l’Europa pensa a rilanciare le farine fatte con gli insetti”.

“Tra un po’ dovremmo andare via tutti – gli fa eco Salvatore – ci siamo indebitati fino al collo per rinnovare le nostre attrezzature e mantenerle al passo con i tempi, ma oggi con queste politiche assassine non siamo più in grado di onorare le rate dei mutui. Non rientriamo più nelle spese, le banche ci mandano indietro gli assegni e noi siamo sul lastrico”. Nelle campagne locali e dell’intero comprensorio, mancano i servizi di base. Senza acqua, con le dighe mai in totale efficienza, con contrade rurali isolate e senza un’idonea viabilità, andare avanti è impossibile. “L’acqua delle dighe continua ad essere sversata a mare a causa della mancata manutenzione degli invasi – racconta Liborio Scudera – ad oggi, nonostante decine di proteste, la politica ci ha solo preso in giro. Ci avevano garantito che gli interventi sarebbero stati realizzati in breve tempo ed invece, a mesi di distanza da quelle promesse, tutto è rimasto invariato. E così senza acqua per le coltivazioni, le aziende falliscono, le campagne si spopolano e le nostre primizie vengono sostituite dai prodotti che arrivano dal Nord Africa.

Una concorrenza sleale che ci sta uccidendo”. Secondo gli operatori del settore le politiche liberiste dell’Unione europea tendono sempre più a favorire le multinazionali a danno di piccole e medie aziende. Mancano i giusti incentivi che possano risollevare un comparto fiaccato dall’aumento dei costi delle materie prime per la produzione e gli operatori del settore temono che adesso i campi possano svuotarsi ancor di più e lasciare spazio solo alla speculazione degli investimenti per la produzione di energia. “Con i costi delle materie prime alle stelle e con il nostro prodotto che siamo costretti a vendere sottocosto – racconta Arcangelo Gambino, un altro imprenditore agricolo della zona – non rientriamo più nelle spese e così, anno dopo anno la gente molla ed abbandona le campagne. La sensazione che abbiamo è che, né allo Stato né all’Europa, questo dispiaccia più di tanto. I campi abbandonati vengono utilizzati per creare parchi fotovoltaici, e nel frattempo l’agricoltura muore”.

La siccità intanto ha rafforzato i mali di un organismo che rischia di cedere. E così gli agricoltori dicono No alla politica delle produzioni sotto costo, no alle farine di insetti, ai cibi sintetici. E si battono per le risorse agricole. “A breve questi ce li ritroveremo nelle farine con cui si fanno la pasta ed il pane – urla Rocco, brandendo tra le mani un mucchietto di vermi che si agitano nel suo pugno – e magari li pagheremo anche a peso d’oro, mentre il nostro grano che è un prodotto di eccellenza, ce lo pagano a 26 centesimi al chilo. È assurdo”. Il gruppo degli agricoltori dell’associazione “Santa Maria” e di altre organizzazioni, sulla scia di quanto sta accadendo in altre zone dell’isola e del territorio provinciale, vogliono più attenzione. Si rivolgono alle istituzioni, che non hanno dato riscontri, in un territorio che non riesce a svilupparsi. “L’Europa ci ha traditi, non so cosa abbiano in mente i burocrati di Bruxelles, ma la sensazione è che nessuno abbia più interesse per le coltivazioni – dice Gaetano Gentile, Presidente dell’associazione – è da più di dieci anni che combattiamo per essere ascoltati e adesso non ci ferma più nessuno.

Nei prossimi giorni ho già chiesto un incontro all’Assessorato Regionale all’Agricoltura. Vogliamo risposte adesso o questa protesta non avrà fine”. Sono stanchi, ma agguerriti. Per molti di loro la campagna non è solo lavoro ma è tradizione familiare e vita. La crisi di questi anni però ha fatto mollare tanti e le aziende, spesso a conduzione familiare, chiudono i battenti, mentre i giovani si concentrano su altro oppure lasciano il territorio, in un’inesorabile scia di migrazione e abbandono.