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PRIMA PAGINA- Un piano per salvare l’industria siciliana

di Redazione -





Un piano da 1,2 miliardi per fermare il declino dell’industria siciliana: questo l’obiettivo del nuovo Piano Industriale regionale 2030 che affronta i temi dello sviluppo industriale e della tutela dell’ambiente, nonché della sua valorizzazione. Il Piano è stato presentato in occasione della seconda edizione dell’Act Tank Sicilia, organizzato al Marina Convention Center di Palermo da The European House – Ambrosetti e dalla Regione Siciliana, con il coinvolgimento diretto dell’assessorato alle Attività produttive. Si tratta di una novità per l’amministrazione siciliana, che ora si dota di uno strumento di politica economica con scelte strategiche precise. Il piano è stato fortemente voluto dall’assessore alle Attività produttive Edy Tamajo il cui obiettivo è “condurre definitivamente la Sicilia, e i suoi sistemi produttivi, fuori da una possibile condizione di marginalità nei mercati”. Perché nell’Isola, spiega l’assessore “risultano attive circa 400 mila imprese: un insieme di micro, piccole e medie aziende sulle quali è necessario innestare e potenziare mirate politiche di crescita, finalizzate all’incremento della competitività sotto il profilo della qualità, dell’innovazione e della sostenibilità delle produzioni”. Il piano dell’Assessorato – insieme alla struttura operativa del dipartimento guidata da Carmelo Frittitta – si struttura in sei priorità: continuare ad agevolare il trasferimento tecnologico e lo svolgimento di attività di ricerca collaborativa, con collegamenti fra interventi regionali e nazionali; sostenere e accompagnare le Pmi nell’accesso alle risorse per l’innovazione anche adottando una definizione di innovazione non esclusivamente di tipo strettamente tecnologico; allargare la platea di imprese coinvolte in processi di innovazione, promuovere luoghi e occasioni di incontro fra diversi attori del processo di innovazione, sostenere una nuova generazione di imprenditori; generare e attrarre investimenti e risorse umane qualificate, creare start-up innovative; formare o qualificare risorse umane; potenziare il ruolo e l’effettivo utilizzo dei servizi più direttamente legati all’innovazione; sostenere la competitività delle Pmi regionali con interventi di internazionalizzazione da realizzarsi attraverso la costruzione di partenariati stabili anche con aziende straniere.
Una sfida molto importante e altrettanto difficile per la Sicilia: la Regione è l’ultima in Italia per incidenza del settore industriale sul totale del valore aggiunto della regione con un 13,1% e, allo stesso tempo, soffre per attrattività di investimenti diretti esteri insieme altre regioni del Mezzogiorno. A complicare la situazione vi è anche la condizione infrastrutturale dell’Isola, soprattutto quella delle aree industriali, dove gli interventi rappresentano l’urgenza. Per questo, afferma Tamajo, il Piano Industriale è stato “fortemente voluto dal governo Schifani che, attraverso l’assessorato delle Attività produttive, si è dato una prospettiva di medio-lungo termine, per accompagnare l’intero sistema delle imprese nel percorrere le strade dell’innovazione con una strategia articolata”. Inoltre, con riferimento alla nuova cornice programmatica Fesr 2021-27 (800 milioni) “abbiamo già predisposto un pacchetto di misure per rafforzare le capacità di ricerca e di innovazione, quindi anche di competitività, delle Pmi siciliane” conclude Tamajo. Azioni concrete per una crescita che guarda anche i dati: perché la Sicilia si conferma la seconda economia del Sud Italia, dietro alla Campania, con un contributo del 22,5% al prodotto interno lordo (Pil) della macro-area nel 2022 e penultima a livello nazionale per Pil pro capite, con un valore di 18,1 mila euro nel 2022 rispetto ai 29,9 mila nella media italiana. Il report di Ambrosetti mostra sì un ecosistema regionale ancora fragile, ma in crescita (almeno rispetto alle rilevazioni 2021-2022).