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Agricoltura

PRIMA PAGINA- Siccità, l’Isola è zona rossa: “Avviare un Piano Marshall”

di Redazione -





di ANGELO VITALE

Siccità nell’isola: gli allarmi del mondo agricolo, ogni anno rinnovati si vestono in questa stagione primaverile di elevati toni di preoccupazione. Due “novità”, una decisamente brutta e una che ispira un cauto ottimismo, le ricorda Domenico Pistone, coordinatore Legacoop per la Sicilia occidentale: “L’isola è zona rossa per la siccità, superando in tutta l’area pure le problematiche della Tunisia. Ora c’è un’Unità di crisi in Regione, chiamata a mettere mano ad un autentico collasso. La carenza idrica è strutturale, con gli invasi vuoti. E la dichiarazione dello stato di crisi, con il razionamento dell’acqua, apre ad un’estate drammatica, ancor più insidiata dai cambiamenti climatici che già hanno condannato la produzione agricola 2023″.
C’è l’Unità di crisi, c’è un commissario alla siccità che ha incontrato già le organizzazioni agricole, c’è nella taskforce regionale pure il commissario per gli effetti della crisi sul comparto zootecnico. L’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino, non intende rilasciare dichiarazioni. “Sul tema siccità – fanno sapere dall’assessorato -, a breve una riunione, qualche novità nei prossimi giorni”.
“I campi non possono aspettare”: questa la sempre uguale dichiarazione che raccogliamo sentendo gli agricoltori e i loro rappresentanti. Una chiacchierata con Ignazio Gibiino, vicepresidente regionale di Coldiretti, ci restituisce le “fotografie” di questa crisi. Solo forzato parla della sua azienda (a Naro, nell’Agrigentino, colture frutticole, uva da mosto e da tavola) con quattro parole (“Ho gli invasi vuoti”). E non si accanisce sulla ricerca di responsabili dell’inefficienza passata (“Dobbiamo guardare in avanti”).
Il suo racconto, però, è netto. E dice di tante questioni da troppo tempo aperte e mai affrontate con un programma unitario che provasse ad affiancare alla ricerca delle indispensabili risorse economiche una visione complessiva di necessità e opportunità.
“La situazione è drammatica – comincia -: ci trasciniamo dietro gli effetti di un’estate 2023 disastrosa, che ha depauperato ogni risorsa. E l’autunno e l’inverno non hanno portato acqua agli invasi privati, che sono vuoti”.
Un vero e scandaloso buco nero di questa vicenda è quello delle dighe pubbliche: “Sono ai minimi storici, quasi tutte alla metà della loro possibile capacità”. A non aiutare non è solo l’assenza di precipitazioni: “Molte non sono da 30/40 anni collaudate e per tale motivo frequentemente svuotate delle loro risorse idriche per motivi di sicurezza”. Acqua che si perde, che non viene utilizzata. Uno spreco, come per quella dei depuratori. Come per quella dei fiumi, che Coldiretti chiede di indirizzare negli invasi – la Regione ci sta pensando -. E non c’è nemmeno da anni l’idea di un piano per i dissalatori. Impianti, certo, che costano e che non si costruiscono dall’oggi al domani. Ma poi, chiacchierando, si presenta il paradosso: “A Gela – dice Gibiino – ce n’è uno, fermo da anni”. “Finora, le colture reggono – aggiunge – . Con l’arrivo dell’estate, però, non si sa cosa accadrà, quando sarà necessaria l’irrigazione di supporto”. Da dove cominciare? Da iniziative semplici, per non cadere nella trappola della giustificazione dell’inefficienza fondata sulla limitazione dei fondi disponibili. “Mi auguro – spiega – che la Regione valuti le nostre proposte di interventi da adottare utilizzando i fondi del Pnnr. E che subito il commissario possa intervenire con iniziative in deroga. Per esempio semplificando il via libera all’installazione di pompe private per acquisire risorse idriche direttamente dai corsi d’acqua. O per costruire pozzi, considerato che l’attuale iter ha tempi faraonici, prevedendo una serie di nulla osta anche dagli enti minerari, non meno di sei mesi”.
Le pompe di sollevamento c’erano, a Ribera, la città delle arance, fin quando non sono state rubate. E mai sostituite. A proposito di arance e di agrumi, però, un’iniziativa c’è. Ancora aperto un bando per la destinazione di agrumi senza mercato: 7 milioni e mezzo di euro per farli diventare succhi di frutta.