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PRIMA PAGINA- Migranti: no al processo per i taxi del mare

di Redazione -





Nel 2016 un gruppo di giovani decide di imbarcarsi su un battello, la Iuventa, con lo scopo di salvare le vite dei migranti nel Mediterraneo: lo riesce a fare grazie ai finanziamenti di una piccola Ong tedesca, la “Jugend Rettet”. Tra il 2016 e il 2017 la Iuventa ha effettuato circa 14000 salvataggi. L’imbarcazione però, viene sequestrata dalla procura di Trapani il 2 agosto 2017.
E ieri, dopo sette anni dall’inizio della vicenda giudiziaria, la Procura di Trapani ha chiesto il non luogo a procedere, per l’equipaggio della nave Iuventa accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, perché il fatto non costituisce reato. La stessa Procura ha anche chiesto il dissequestro dell’imbarcazione, intanto il giudice si è riservato la decisione. Gli indagati sono in gran parte le persone che hanno lavorato sulla nave e contribuito ai salvataggi dei migranti nel Mediterraneo: e così un anno dopo il sequestro, quindi nel 2018, erano arrivati dieci avvisi di garanzia ai membri dell’equipaggio.
Un caso unico, il primo in Italia di incriminazione del soccorso in mare. Secondo l’accusa gli indagati non avrebbero prestato soccorso ai migranti ma avrebbero fatto loro da “taxi” – da qui il nome dell’inchiesta “Taxi del mare” – trasbordandoli dalle navi dei trafficanti libici e consentendo poi agli stessi, una volta presi a bordo i migranti, di tornare indietro indisturbati. Proprio le testimonianze dell’accusa sono state ascoltate davanti al Gup di Trapani non più di due settimane fa – dopo quasi due anni di udienza preliminare – insieme alla presa visione di alcuni documenti fondamentali, e cioè la copia dei tracciati delle unità navali e delle comunicazioni tra imbarcazioni umanitarie e centro coordinamento del soccorso marittimo.
I testimoni chiave dell’accusa, Floriana Ballestra, Pietro Gallo e Lucio Montanino, sono degli ex agenti che erano saliti a bordo di alcune navi umanitarie come personale di sicurezza della Imi Security Service, che in seguito avevano denunciato presunti contatti tra soccorritori e trafficanti. Testimonianze da cui però l’accusa ha perso posizione, visto che gli avvocati delle difese, tirando un sospiro di sollievo, hanno ritenuto che la “credibilità di chi ha puntato il dito contro i loro assistiti sia venuta meno” e le informazioni fornite siano risultate incomplete e contraddittorie. “L’esame incrociato dei testimoni dell’accusa, finalmente ordinato dall’autorità giudiziaria per verificare la loro credibilità, ha confermato l’assoluta mancanza di prove per i capi d’accusa.
L’immediata chiusura del procedimento è l’unica opzione accettabile in uno Stato di diritto”, afferma Nicola Canestrini, il legale che difende quattro membri dell’equipaggio della Iuventa ancora indagati a Trapani – mentre gli altri rispondono ai Gup di Palermo, Castrovillari, Ragusa e Vibo Valentia.
E così, dopo sette anni è arrivato il non luogo a procedere: non c’è reato. Immediata la reazione arrivata dalla Ong, tramite un post su X: “Che in otto anni siano stati spesi 3 milioni di euro di denaro pubblico per perseguire persone che salvavano vite umane è una vergogna”.
Intanto, a Lampedusa, continuano gli sbarchi. La nave Ong tedesca “Sea Eye 4” è approdata sulle coste siciliane dopo aver soccorso 59 persone in acque internazionali maltesi. All’arrivo però, due di loro sono stati trovati morti e altri quattro in gravi condizioni di salute: questi ultimi sono stati immediatamente trasportati al poliambulatorio.
I 53 migranti non bisognosi di cure verranno accolti nell’hotspot di Porto Empedocle. Per la prima volta, la struttura di contrada Caos, voluta e realizzata da prefettura di Agrigento e Viminale, sarà operativa. I lavori, appaltati il 14 agosto, sono stati conclusi lo scorso gennaio