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Politica

PRIMA PAGINA -Anm, a Palermo Nordio e Schlein accendono il dibattito giustizia

di Redazione -





Toni concilianti, per ribadire il proposito di “uno scambio franco, leale e sincero” nel “segno dell’assoluto rispetto” nei confronti dell’Associazione nazionale magistrati già ribadito a Venezia in occasione della chiusura del G7 Giustizia. Nella giornata preceduta dall’apertura caratterizzata dalla standing ovation dei mille magistrati arrivata nel Teatro Massimo di Palermo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e in una cornice locale ove è sempre vivo il protagonismo che tanti magistrati, non solo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e non solo con il tributo delle loro vite, hanno rappresentato negli anni per il contrasto alle mafie, l’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio al trentaseiesimo congresso nazionale intitolato “Magistratura e legge tra imparzialità e interpretazione”. Marcato nettamente dalla chiusura del suo presidente Giuseppe Santalucia a “soluzioni mediane”, anticipata in un incontro nei giorni scorsi con Nordio, confermando una posizione di contrarietà alla riforma della giustizia proposta dal governo, dicendo pure “La magistratura argomenterà al congresso la sua contrarietà e poi naturalmente il parlamento farà le sue scelte”.
Un clima corretto – “Ci tenevo a essere oggi presente, è un gesto di omaggio e di partecipazione all’Anm di cui ho fatto parte, da magistrati. Cari colleghi, grazie dell’invito e grazie anche del vostro applauso”, le sue prime parole -, con argomentazioni pure per ribadire di conoscere le pulsioni e le aspirazioni che caratterizzano il lavoro quotidiano dei magistrati. Nella ricerca di un confronto che, sia pure nella diversità di vedute e opinioni, non sia mai aspro: “Sono certo che continuerà il confronto con la magistratura. Io ho fatto parte dell’Anm per 40 anni. Il dialogo deve continuare, non è possibile parlare di opposizione, o addirittura di lotta tra la magistratura e la politica. Ci sono e devono esserci idee e programmi diversi”. Ipotizzando “un tentativo quantomeno sul terreno dell’efficienza della giustizia, un sentiero comune con il Csm e l’Anm” e affermando che “i problemi della giustizia oggi sono incentrati sulla efficienza della giustizia, quindi il terreno di incontro deve essere totale, abbiamo le stesse diagnosi e le stesse terapie”.
Senza dimenticare, però, una opinione che si distanzia da quella comune nell’Anm riguardo alla separazione delle carriere. “La separazione delle carriere dei magistrati – ha detto – è nel programma elettorale. È sicuramente un percorso lungo, perché richiede una revisione costituzionale. Sarà fatta nel principio della dichiarazione di Bordeaux. È la stessa dichiarazione di Bordeaux che prevede una netta distinzione tra pubblico ministero e giudice. Ma essa stessa prevede, e per me è un principio non negoziabile, che via sia una assoluta indipendenza del pubblico ministero nei confronti di qualsiasi autorità, a cominciare dal potere esecutivo. Questo è un dogma non trattabile per me”.
Lo stesso tema contenuto nell’intervento della segretaria del Pd Elly Schlein, arrivata al Massimo pochi minuti dopo che il ministro della Giustizia aveva lasciato il congresso. “Quanto annunciato sulla separazione delle carriere vede la nostra ferma contrarietà”. Così Schlein, con parole che sono state accolte da un lungo applauso dei magistrati presenti. “Noi riteniamo che la separazione delle carriere, oltre a non risolvere i problemi della giustizia – ha detto -, sia l’anticamera della sottomissione dei magistrati all’Esecutivo e comprometta il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale”. Una piena saldatura con l’Anm: “Non possiamo fare a meno di constatare come questo disegno di riforma della giustizia si inserisca in un mosaico di scelte e dichiarazioni che celano il retropensiero del governo: una certa insofferenza verso l’equilibrio dei poteri e l’attuale assetto costituzionale”. “La magistratura mal tollerata con atteggiamento muscolare e aggressivo”: parole per infuocare il dibattito, la scelta di uno steccato.