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Ponte sullo Stretto: aperta indagine dopo l’esposto “senza reato”

di Redazione -





di ANGELO VITOLO – Ponte sullo Stretto: aperta indagine dopo l’esposto “senza reato”

Sul Ponte di Messina le premesse, fino ad oggi, erano state quelle della quasi quotidiana polemica politica tra maggioranza e opposizione, spesso cavalcata dai talk tv. Una settimana fa, per esempio, l’opera in un programma Rai di fianco alla protesta dei trattori.
E ora, il clamore per un esposto di Sinistra Italiana, Europa Verde e Pd che chiede “trasparenza” sull’opera. Legge “troppo nervosismo” nel ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, dice Nicola Fratoianni, che lo ha firmato con Angelo Bonelli e Elly Schlein.
Polemiche a parte, però, l’esposto di nove pagine arrivato a Piazzale Clodio il primo febbraio è stato iscritto a modello 45, senza indagati e ipotesi di reato. Perché il pubblico ministero che lo ha letto non vi ha ravvisato alcun reato. Un fascicolo, come dice il diritto, soggetto al potere di “cestinazione” dello stesso pm, una volta completati eventuali accertamenti, senza nemmeno coinvolgere il gip.
Intanto, sempre da una settimana, la “soddisfazione” di Matteo Salvini ha accompagnato le notizie sul progetto definitivo. Una campata sospesa centrale di 3.300 metri, una lunghezza complessiva di 3.666 metri, due torri da 400 metri l’una sulle sponde, tre corsie stradali per senso di marcia, due di servizio e due binari. Un’opera che punta a rimanere aperta al traffico H24, 365 giorni all’anno, con una “vita utile” di 200 anni. Intorno ad essa, infrastrutture stradali e ferroviarie per 40 chilometri (l’80% in galleria). Un impulso, sul lato siciliano, con tre fermate ferroviarie sotterranee (Papardo, Annunziata, Europa) e le stazioni di Villa San Giovanni, Reggio Calabria e Messina, al sistema metropolitano interregionale. Quindici minuti in treno (oggi 120 per i treni passeggeri e almeno 180 per quelli merci). Da dieci a tredici minuti su gomma (tra lo svincolo di Santa Trada e quello di Giostra), rispetto agli attuali 70 per le auto (terminal San Francesco) e 100 minuti per i mezzi merci (Tremestieri). Un’opera che la Sretto di Messina dice resistente ai venti e a terremoti fino a 7,1 Richter.
Un futuro Ponte sullo Stretto subito diventato sirena per l’occupazione: nel cantiere previsti 4.300 addetti all’anno, fino ai 7mila nel periodo di punta. Per 7 anni un impatto occupazionale diretto di 30mila unità, cui aggiungere uno stimato indiretto e indotto per altre 90mila, un totale di 120mila unità lavorative generate dall’opera. Esprimono fiducia e attese le parole del segretario confederale della Cisl Andrea Cuccello (“Un’opera strategica, un acceleratore di sviluppo e slancio per altre infrastrutture, in Sicilia e Calabria, facendo di Messina e Reggio Calabria un’unica area metropolitana, direttamente collegate al resto del Paese e materialmente al resto d’Europa”) e di Enzo Pelle, segretario generale della Filca-Cisl nazionale (“Positivo il voto del Cda della Stretto di Messina, come la scelta del governo di varare la forma societaria, assumendone la maggioranza nella partecipazione attraverso Mef e Mit”).
L’opposizione nazionale e locale si mette invece, come in passato, di traverso.
Il leader di Azione Carlo Calenda dice: “Non credo al Ponte. Un titolo, invece di cose essenziali come sanità, scuola, lavoro e sicurezza”. Colorito Bonelli: “Salvini con il Ponte fa il faraone e intanto al Sud non ci sono ferrovie e la sanità è a pezzi”. Parole nettamente riscontrate dalla premier stessa giorni fa a Gioia Tauro: “In passato è stato detto che non si farà mai, che è impossibile. Io penso che ’impossibile’ lo dice chi non ha il coraggio o la voglia di lavorare”.
Nell’isola, provano a dare una spallata all’opera i deputati 5Stelle all’Assemblea regionale Nuccio Di Paola e Stefania Campo: “Chiederemo al presidente Schifani che i due miliardi e cento milioni di euro dei siciliani, che Salvini e la destra vogliono usare per il Ponte sullo Stretto e per gli inceneritori, vengano utilizzati invece per la Siracusa-Gela. Mettiamo alla prova dei fatti il Governo regionale chiedendo esplicitamente se per loro contano più gli interessi di partito o quelli dei siciliani”.
“Solo in Italia si riesce a fare una battaglia politica contro il Ponte – chiosa Salvini – . Serve ad unire milioni di siciliani, serve ad inquinare di meno e viaggiare più in fretta. Solo in Italia la sinistra riesce a dire no alle opere pubbliche”.