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Attualità

Michele Riondino in Sicilia racconta Palazzina LAF

Una denuncia forte e importante. Quella palazzina simbolo di bossing, mobbing e della distruzione di donne e uomini

di Redazione -





Proiezioni siciliane per Palazzina Laf. E nei cinema a parlarne, anche il regista/protagonista: Michele Riondino. A Palermo, al Rouge et Noir, e a Scicli, al Cineteatro Italia, Michele Riondino si è fermato dopo il film ed ha parlato. Con chi l’ha visto ed è rimasto ad ascoltarlo. A Scicli, rispondendo alle domande di Marianna Triberio che ha condotto la tanto piacevole quanto interessante chiacchierata, Riondino ha raccontato la sua opera prima da regista. Un film che narra un fatto vero, ambientato all’Ilva di Taranto, che diverte per la singolare simpatia dei protagonisti (a cominciare da Caterino La Manna, il personaggio interpretato da Riondino) ma che immalinconisce e fa riflettere quando ci si rende conto che sono fatti realmente accaduti.

Dentro la Palazzina Laf, acronimo di Laminatoio a freddo, reparto dell’acciaieria di Taranto, venivano confinati, bossizzati e mobbizzati gli impiegati che si opponevano al declassamento. Impossibilitata a licenziarli, grazie all’articolo 18, l’azienda li condannava a far nulla”, le parole di Riondino. Il film, distribuito da BIM, racconta questa storia un po’ offuscata dalla cronaca, che risale al 1997. “Chi protestava finiva alla Palazzina Laf dove si era appunto pagati per non fare nulla – ha spiegato Riondino – E nella mia Taranto, questa gente veniva condannata. Anzi additata quasi come parassita perché guadagnava standosene con le mani in mano. Ma in quella palazzina, in quelle storie -che Riondino, a fine film, fa raccontare alle vere vittime- c’era sofferenza e dolore. Di chi non è ancora riuscito ad uscire da un sistema che lo ha annichilito”.

Un processo condannò gli alti dirigenti dello stabilimento. Per quella palazzina che non fu il paese dei balocchi ma un inferno senza via d’uscita. Dura la critica che Riondino fa al sindacato “complice, silente, che faceva finta di non vedere” e alla politica proprio di sinistra, per avere consentito tutto senza muovere un dito. E il silenzio della sala gremitissima del cinema Italia di Scicli nell’ascoltarlo, è stato rumore puro di gratitudine. Prima di uno scrosciante applauso a salutarne una denuncia fatta su pellicola ma dai contenuti di realtà