Messa allo Zen nel giorno dell’Epifania: Lorefice celebra a San Filippo Neri dopo le intimidazioni
Un gesto pastorale che è insieme atto pubblico, simbolo e presa di posizione. Nel giorno dell’Epifania, martedì 6 gennaio alle ore 18, l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice celebrerà l’Eucaristia nella Chiesa di San Filippo Neri, nel cuore dello Zen. Una presenza che l’Arcidiocesi definisce esplicitamente “segno di vicinanza” al parroco, padre Giovanni Giannalia, e all’intera comunità parrocchiale, bersaglio negli ultimi giorni di ripetuti atti intimidatori.
La scelta della data non è casuale. L’Epifania, festa della manifestazione, diventa qui dichiarazione di trasparenza e coraggio: la Chiesa non arretra, non si ritrae, non si nasconde. Al contrario, espone la propria prossimità laddove il rumore delle armi ha tentato di imporre il silenzio. “Rinnoviamo l’abbraccio e la vicinanza dell’intera comunità ecclesiale palermitana”, si legge nella nota ufficiale dell’Arcidiocesi di Palermo.
Parole nette, senza indulgenze, quelle pronunciate dall’arcivescovo dopo gli spari che hanno colpito la parrocchia. Colpire una chiesa – ha sottolineato Lorefice – non è soltanto un gesto esecrabile perché ferisce un luogo sacro: è un’offesa a una comunità intera e la spia di un disagio profondo che interpella Chiesa, istituzioni e società civile senza possibilità di cedimenti. “Alziamo la voce con forza – ha ammonito – contro chi pensa di intimidire l’annuncio coraggioso del Vangelo e l’impegno di riscatto sociale e culturale del quartiere”.
Il passaggio più duro è anche il più rivelatore di una visione antropologica e civile: “Ostentare violenza è segno di debolezza, di grettezza, di sottosviluppo umano. Chi usa violenza non è un uomo: è un bruto, un mostro”. Non un anatema, ma una diagnosi. Perché la violenza, qui, non è solo cronaca nera: è l’esito di anni di desertificazione educativa e urbanistica.
Da qui l’appello, altrettanto esplicito, a una risposta che non si limiti alla repressione. Servono controllo del territorio e presenza delle forze dell’ordine, certo. Ma serve soprattutto una politica lungimirante: urbanistica che ricuce, progettualità educativa che accompagni, cura delle persone che restituisca dignità. Lo Zen, ricorda l’arcivescovo, è periferia geografica, non umana. E i “semi di speranza” piantati negli ultimi anni possono ancora germogliare, se protetti e coltivati.
La messa dell’Epifania, allora, non sarà soltanto una celebrazione liturgica. Sarà una dichiarazione di campo. Perché, come spesso accade nei momenti decisivi, la Chiesa sceglie di parlare con i gesti prima ancora che con le parole. E in un quartiere dove qualcuno ha provato a imporre la legge della paura, la risposta arriva nella forma più antica e più radicale: restare.
