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Mafia “low profile”: tutti gli affari di Stidda e Cosa Nostra

di Redazione -





La mafia non uccide più, agisce in modo subdolo, low profile, bada agli affari e ai soldi e, soprattutto, mantiene forte l’appeal sulle giovani leve. Nel mandamento di Gela, territorio impregnato storicamente dall’Humus mafioso che comprende anche Niscemi e Mazzarino, continuano a essere presenti sia la Stidda che Cosa nostra. “In passato hanno avuto momenti di scontro violentissimo ma da tempo hanno preferito optare per una convivenza pacifica”, è questo che emerge dalla relazione del presidente reggente della Corte d’Appello di Caltanissetta Giuseppe Melisenda Giambertoni, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
A Gela convivono serenamente le due ali di Cosa Nostra, quella moderata dei Rinzivillo e la corleonese rappresentata dagli Emmanuello. Sul territorio è tuttora presente e opera anche se, in maniera autonoma, anche il gruppo Alfieri. Niente spari, bombe o omicidi però, Cosa Nostra – si evince dalla relazione – sembra aver optato per il Low Profile, per uscire dai radar delle Forze dell’Ordine e poter gestire i propri affari in serenità.

Atteggiamento diverso per l’altra organizzazione mafiosa del territorio, la Stidda, che invece sembra voler mantenere una presenza più visibile e una certa forza di intimidazione militare.
Invariato invece il core business dei picciotti gelesi, con una particolare attenzione proprio agli affari legati allo spaccio. A Gela infatti le organizzazioni mafiose, prima molto impegnate nelle attività estorsive, sembrano aver dato preferenza negli ultimi anni al traffico di stupefacenti, in relazione al quale sono stati riscontrati collegamenti con personaggi operanti in Calabria oltre che nel catanese. Gela si è così trasformata in punto di snodo del mercato degli stupefacenti con flussi di droga, principalmente cocaina, che dai grandi centri di Palermo e Catania, arrivano in città per poi essere smerciati nei paesi limitrofi. Le mafie in compenso, non sparano più, Il venir meno di omicidi di “stampo mafioso”, avvalora ancora di più l’inversione di tendenza che le organizzazioni hanno adottato, cioè evitare il più possibile episodi di violenza che potrebbero fare “riaccendere” i riflettori su uno scenario criminale che agisce ormai subdolamente.

Ed è attraverso questa strategia dell’immersione rispetto al passato, legata ad una minore strutturazione gerarchica dell’associazione e ad un’organizzazione più approssimativa che cambia così l’identikit delle Mafie territoriali.
Ma questa metamorfosi non ne attenua la pericolosità, anzi paradossalmente rende più probabile il ricorso alla violenza. Continua ad esempio ad essere molto forte il senso di appartenenza ai sodalizi mafiosi.
E l’affiliazione alla Stidda si traduce tra le nuove leve in comportamenti iconici che ricordano più le scene delle fiction che gli antichi rituali. Soprattutto tra i giovanissimi adepti che, mutuando condotte proprie di altre tradizioni mafiose, si sono ad esempio tatuati una ‘stella a cinque punte’ a rimarcare l’appartenenza all’organizzazione. Malgrado il minore rigore gerarchico però, i nuovi affiliati non risultano meno pericolosi ed anzi si è riscontrato un facile ricorso alla violenza anche per futili motivi, senza un sufficiente controllo da parte dei vertici criminali.

Il risultato è che si moltiplicano gli scontri violenti e i tentati omicidi per i quali le forze dell’ordine hanno operato diversi arresti nell’ultimo anno. Al traffico di droga si lega poi l’impennata di armi ritrovate anche nelle abitazioni degli spacciatori. Entrambe le organizzazioni mafiose dispongono di veri e propri arsenali, con un nuovo fenomeno: c’è chi le armi se le costruisce da solo. Un vero e proprio fai da te, attraverso il quale si realizzano armi “sfuggite alle immatricolazioni”.
Armi che al momento però tacciono, salvo in casi sporadici, perché le Mafie hanno ormai messo da parte ogni tipo di belligeranza e vanno d’amore e d’accordo, in nome degli affari.