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Loredana Cannata: “Per il codice civile gli animali sono solo cose mobili”

Dopo i drammatici casi di animali uccisi in Sicilia, parla l'attrice di Giarratana che ha nell'impegno animalista una costante della sua vita.

di Salvatore Cannata -





Loredana Cannata, attrice, siciliana di Giarratana. Una sensibilità animalista come pochi ma soprattutto, la consapevolezza che l’essere animale va al centro della vita. Come l’umano. È a Mantova in questi giorni. Sarà a Palermo dal 26 gennaio, al “piccolo” Massimo con il suo spettacolo. Con lei il suo gatto. Con qualche problema a metterlo nel trasportino ma con un amore infinito per lui. E per ogni altro essere animale. Perché Loredana, animalista, lo è veramente. Scriveva su Facebook tre giorni fa, dopo la morte di Aron, il pitbull bruciato a Palermo e morto dopo 72 ore di sofferenza in clinica: “Non penso che stia aumentando la violenza contro gli animali. Penso stia aumentando la sensibilità verso di loro perché di storie cosi è stato sempre pieno il mondo ma prima non se ne parlava”. “Ne sono convinta – dice a L’Identità –. Adesso se ne parla, è cambiata la sensibilità, ci si indigna per cose che sono sempre successe ma che prima venivano ritenute piccole cose insignificanti, il niente. Adesso, in qualche modo, hanno visibilità”.
Paradossalmente, insomma, la sensibilità è aumentata e adesso vengono alla luce fatti tragici prima nascosti…
Non credo che ci sia un processo di emulazione. Molto più semplicemente, l’ondata di notizie simili testimonia la sensibilità verso gli animali. È cresciuta l’indignazione verso maltrattamenti e questa è un’ottima spinta per cambiare. Di strada da fare ce n’è molta ma avere visto quello che è successo attorno alla tragedia di Aron e all’indignazione per il cane impiccato a Rosolini o anche il plauso per l’operazione di ieri a Niscemi, mi infonde fiducia
Cambiare cosa, Loredana. Le leggi?
Si quelle, ad esempio. Ancora troppo morbide. Ci sono stati i cambiamenti ma è chiaro e palese he non bastano. Venti anni fa, quello che c’è adesso come azione a drenare la violenza contro gli animali, non c’era. È un passo avanti ma non definitivo. Pensiamo ad esempio alla definizione che viene data all’animale nel codice civile: “cose mobili”? Giuridicamente, definire un animale “cosa mobile”, ne riduce la protezione. La protezione della loro incolumità, dei loro diritti; la possibilità di leggi più severe
Voi animalisti, cosa potete fare?
Abbiamo cambiato le coscienze nei loro confronti. Questo è sicuro. Abbiamo alzato la soglia di attenzione con un’azione continua e costante. Abbiamo posto attenzione su casi particolari. Abbiamo dato un nome alle vittime di episodi strazianti come quello accaduto ad Aron. Ricordate Angelo, il cane impiccato da alcuni ragazzi in Calabria? È poco forse, ma quella vittima, ha un nome
E adesso, che fare?
Bisogna cambiare la mentalità. C’è molto da lavorare nell’essere umano. Come per i femminicidi, cresce la sensibilità, cresce l’indignazione ma non si interrompe la strage. C’è bisogno di un vero e proprio sradicamento culturale di una mentalità sbagliata. Leggi più forti. Certezza della pena. E pene più severe. Un deterrente che però non può esulare da una cultura di conoscenza migliore
La scuola? Che fare?
È da tanto che peroro la causa di coinvolgere la scuola, sin dalle elementari, alla conoscenza degli animali. Quelli pericolosi, quelli che non lo sono. Spesso la violenza su di loro è fine a sé stessa, per il sadico gusto di far del male a degli esseri viventi. A volte però, è figlia del non sapere, del non sapere quale insetto è pericoloso e quale no; quale serpente è pericoloso e quale no. E questo, cambia tutto. Ecco perché è importante conoscere e far conoscere sin dall’età più tenera
E poi?
E poi dovremmo fare la pulizia del linguaggio che adoperiamo quando parliamo degli animali. Un esempio? Quanto ho postato su Aron, tantissimi sono stati i messaggi di indignazione, di rabbia, di condanna. E qualcuno, certamente animato da buona fede, ha scritto: È lui l’animale, non quel povero cane. Ecco, non va bene. Gli animali non torturano per il piacere di farlo. Quelli sono gli “umani”. Eppure, il termine “animale” o “bestia” sa di accusa, di condanna. Mentre “umano” è bello. Parliamo di disumano invece che di “animale” per descrivere un atteggiamento e un comportamento censurabile. È meglio e più giusto. Evitiamo di affibbiare agli animali tratti terribili proprio dell’essere umano.
Sei vegana.
Veganismo? Siamo stati attaccati, derisi; la nostra azione, invece, ha prodotto consapevolezza e aiuta a cambiare la sensibilità. Basta vedere negli ultimi 12 anni di quanto si è ridotta la macellazione nel nostro paese di equini (-60%), di bovini (-23%) di vitelli (-40%) di suini (-16%) di conigli (-34%) di ovini (-50%). Vedo una società che cambia e certi episodi saranno sempre meno e sempre più isolati.