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Cronaca

La fitta rete dei fiancheggiatori di Messina Denaro e il covo in Tunisia

L'inchiesta, coordinata dalla procura palermitana, ha messo in luce il sostegno fornito dal clan a Messina Denaro durante il periodo in cui era latitante

di Redazione -





L’ultima operazione condotta ha portato all’arresto di tre presunti fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro, defunto capomafia, e ha rivelato dettagli interessanti sulla sua latitanza. Tra le informazioni emerse, si è scoperto che c’è anche la ricerca di un rifugio in Tunisia per Messina Denaro.

Chi sono gli arrestati

I tre arrestati, membri della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, sono Giovanni Vassallo, sottoposto agli arresti domiciliari, e Emilio Alario e Giuseppe Lodato, quest’ultimi in carcere. L’inchiesta, coordinata dalla procura palermitana, ha messo in luce il sostegno fornito dal clan a Messina Denaro durante il periodo in cui era latitante. Giovanni Vassallo, in particolare, avrebbe contribuito a gestire le comunicazioni del capomafia defunto, fornendo anche supporto economico.

Gli episodi

Un episodio significativo che conferma il coinvolgimento di Vassallo è una rapina avvenuta a Palermo nel 2015, dove il bottino sarebbe finito nelle casse della famiglia di Messina Denaro. Vassallo, dal 2012, fa parte del gruppo che organizza gli incontri del capomafia con altri membri dell’organizzazione criminale. L’imprenditore ha anche stretti legami con boss del mandamento di Mazara.

La pista africana

Nell’analisi della vita e degli affari del padrino deceduto, gli investigatori hanno individuato una pista africana attivata per trovare un rifugio sicuro a Messina Denaro durante la sua latitanza. Domenico Scimonelli, precedentemente un imprenditore insospettabile fino al 2009, è stato coinvolto in questo processo. Scimonelli, considerato uomo di fiducia di Messina Denaro, è stato anche indicato come il mandante dell’omicidio Lombardo a Partanna. La pista tunisina non è nuova, e la famiglia Messina Denaro ha avuto contatti e viaggi in Africa nel corso degli anni. Anche il padre del boss, Don Ciccio Messina Denaro, sembra aver avuto buoni rapporti d’affari con l’altra sponda del Mediterraneo. Durante gli anni di latitanza, Matteo Messina Denaro avrebbe viaggiato ampiamente, tornando periodicamente nel suo territorio a Campobello di Mazara, protetto da una rete di fiancheggiatori che non è ancora stata completamente smantellata.