La fine del falso civismo esplode in Sicilia e in particolare a Ragusa, in maniera paradigmatica
Sono caduti tutti i veli e le maschere che ci hanno fatto vivere la festa del civismo in maniera sfrenata.
La fine si avverte da tempo in Sicilia, dove ci sono movimenti politici di autorevoli personaggi, vecchi come il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo che cerca di federarsi con Forza Italia, o nuovi come il movimento politico di Cateno De Luca che, fuori da Messina, si rende conto di non avere appeal e cerca rifugio nel centro destra, nei partiti della coalizione, segnatamente in Forza Italia del Presidente Schifani, dove si illude di poter fare, addirittura, il numero due.
Queste sono solo le punte dell’iceberg di questo civismo ormai alla deriva che ha provocato solo il risultato di intorbidire le acque della politica, finora in maniera irreversibile.
Anche in questi giorni, a Siracusa, il civismo, sempre falso, esplode tanto da provocare il passo indietro di un politico come Fabio Granata, resosi conto che l’amministrazione Italia non era, ormai, salotto per il suo censo politico.
Ora ci sono i riflessi di questa implosione del civismo, i cui detriti, più o meno tossici, invadono il palcoscenico della politica e trovano personaggi, anche come il Presidente della Regione Schifani, intenti a raccogliere reperti per verificarne il possibile valore e l’eventuale potenziale.
E chi soffre di più il fenomeno è Forza Italia che pare diventare il rifugio degli esodati che trovano terreno fertile tra le varie correnti del partito, approfittando anche del momentaneo periodo di riflessione di Fratelli d’Italia, alle prese con delicate questioni interne che poi tanto interne non sono.
In Forza Italia ci sono ancora le ferite da sanare, successive alle Europee, il fronte palermitano con il Tamajo delle 110.000 preferenze e quello orientale, catanese, del non meno carico di consensi Marco Falcone, scalpitano sullo scenario attualmente condizionato, favorevolmente per Forza Italia, dai colpi subiti da Fratelli d’Italia.
La Sicilia è stata sempre un laboratorio politico, non ci sembra desueto portare ad esempio la realtà della provincia di Ragusa, dove l’implosione del falso civismo è stata totale e deflagrante.
Dei dodici sindaci della provincia di Ragusa solo uno, il sindaco di Giarratana, Bartolo Giaquinta, già segretario di Federazione del Partito Democratico, è stato eletto e resta sotto le insegne della sua formazione politica.
Per il resto, tutti, ancorché qualcuno mantiene ancora in essere simbolo della lista civica e delle formazioni civiche a sostegno, molti gruppi consiliari, per regolamento, non possono cambiare sigla o denominazione, hanno tutti cambiato casa politica, con precisi riferimenti ai partiti che ora mostrano alla gente, senza paura di essere boicottati, anche perché capiscono che il vento è cambiato.
Quattro sindaci, quelli di Chiaramonte Gulfi, Pozzallo e Acate, sono ufficialmente vicini al Partito Democratico, Cutello di Chiaramonte Gulfi si presentava con una nuova lista civica ma era già segretario provinciale di un altro movimento civico, Territorio, vicino al leader del PD Nello Dipasquale, Ammatuna di Pozzallo un fuoriuscito del PD tornato all’ovile, Aiello di Vittoria, vecchia gloria del PD, civico alleato del PD, attualmente con stampella della Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro.
Solo il sindaco di Chiaramonte Gulfi amministra con la sua maggioranza, gli altri due sono senza sostegno sicuro.
Acate e Monterosso Almo con sindaci civici, Fidone e Pagano, rifugiati nell’orbita della Democrazia Cristiana dell’on.le Ignazio Abbate, Scicli senza maggioranza in essere a sostegno, Modica, dove c’era il festival del falso civismo all’ombra dell’on.le Abbate, allo sbando come amministrazione, peraltro in dissesto dichiarato.
Tiene Ispica, il cui sindaco Leontini da civico è tornato in Forza Italia, sotto l’ala di Fratelli d’Italia, invce, con solida maggioranza, tengono i sindaci Schembari di Comiso e Dimartino di Santa Croce Camerina che hanno dismesso i costumi del civismo in occasione delle recenti elezioni provinciali.
Di civico restava solo il sindaco di Ragusa che, peraltro, guidava una coalizione apparente di forze civiche, dove, però, nel tempo, a mo’ di farsa politica, affioravano via via la Democrazia Cristiana, Sud chiama Nord, che si univano alle formazioni che avevano giocato a nascondino alle elezioni, Azione intrufolata nella lista di Ragusa Prossima, Fratelli d’Italia in quella del sindaco, come pure l’MPA di Raffaele Lombardo.
La fuga dal civismo del sindaco di Ragusa Cassì merita di essere raccontata.
Da tempo in cerca del mezzo per dirigersi verso una carriera politica successiva alla seconda sindacatura, Cassì guarda alle regionali e, in subordine, alle provinciali.
Serve un partito, quelli che lui ha sempre chiamato “gusci vuoti” e dei quali ha sempre disdegnato i contatti, fin dalla sua prima campagna elettorale per le comunali. Purtuttavia, trova interlocutori, forte delle oltre 20.000 preferenze alle ultime comunali, li trova in una corrente di Fratelli d’Italia, parla con i vertici di Forza Italia, sfrutta l’amicizia personale con Raffaele Lombardo, un pour parler lo ha anche con il leader del PD, on.le Dipasquale.
Chi cerca di accalappiarlo è Giorgio Assenza che lo esclude di fatto dalla possibile elezione a Presidente della Provincia, che riserva alla sua prediletta sindaco di Comiso, e lo coinvolge in una alleanza centro destra senza DC – civici, raccolti questi ultimi in una lista dove di civico non c’era nulla, Cassì, il sindaco di Modica e il rappresentante di MPA.
La coalizione vince e, come premio, Cassì ottiene la carica onorifica di vicepresidente.
Nonostante le risapute resistenze interne, sembra fatto il suo passaggio a Fratelli d’Italia.
Una bella mattina, invece, si viene a sapere che ha concluso con Forza Italia, direttamente con i vertici, addirittura chiamato da Schifani e accompagnato a Roma da Tajani da un notabile politico locale che alcuni indicano come regista dell’operazione. A quanti lo accusavano di tentare di utilizzare i partiti come taxi per la sua carriera politica, Cassì dimostra che non si tratta di taxi ma di mezzo a noleggio con conducente, di certo di livello più adeguato al suo censo.
Con la conferma dello stesso Cassì, del passaggio non ancora ufficializzato, si può considerare chiuso il civismo di cui si era fatto convinto paladino, buggerando, soprattutto nella seconda campagna elettorale, gli elettori.
Finisce la storia del civismo e inizia un’altra storia politica che, siamo certi, ci riporterà al passato, con le vecchie faide in Forza Italia di Ragusa che, guarda caso, in questo momento, trovano sponda a livello regionale.
Cassì non entra in un partito bussando, salutando quelli all’interno e accomodandosi in platea, vorrebbe scendere a bordo di un elicottero, al centro di un campo di calcio accolto da gente acclamante che riempie gli spalti e inneggia al novello Berlusconi in salsa ragusana.
Cassì ha detto sempre che qualcuno “è abituato a fare politica in un certo modo”, lui, di certo, ha imparato con velocità fulminante.
Ora i vertici locali provinciali e comunali di Forza Italia aspettano di leggere l’ufficializzazione dell’ingresso di Cassì di cui, finora, sembra, non siano a conoscenza, ansiosi di sedere allo stesso tavolo con il nuovo arrivato per un confronto.
Sono le mosse propedeutiche ad una guerra in vista che ci darà sollazzo, già da questa estate, soprattutto se in Forza Italia avranno voce le truppe civiche al seguito di Cassì.
Già ci sono i primi segnali lameggianti rossi per Cassì che dovrà lottare per affermare la sua figura ma soprattutto dovrà dare risposte compiute agli alleati di centro destra e all’interno del suo partito, in particolare, da dove sono arrivate le frecce più lancinanti dalla faretra del consigliere Gaetano Mauro.