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Politica

Intervista a L’Identità di Davide Faraone

'A cuore aperto' sul tema della giustizia. Senza reticenze, parla a 360 gradi il leader siciliano di Italia Viva

di Redazione -





Nessun cenno alla ‘sua’ Sicilia nell’intervista che Davide Faraone ha rilasciato a L’Identità, pubblicata oggi sul nostro giornale ma tanto argomentare soprattutto sui temi della giustizia per il leader siciliano di Italia Viva, presidente del gruppo IV – il Centro – Renew Europea alla Camera. Uomo di fiducia di Matteo Renzi, Davide Faraone mostra con schiettezza tutto il suo pensare nell’intervista al nostro giornale

Attacco di Crosetto ai Pm. Il ministro della Difesa sostiene di aver detto ovvietà. È d’accordo?

Che in Italia operi una certa giustizia militante, minoritaria ma cruciale, è cosa arcinota da decenni. Inoltre se una persona seria come il ministro Crosetto ha detto certe cose al Corriere della Sera, sarà a conoscenza di fatti circostanziati. Come riformisti, siamo i primi ad essere interessati a risolvere i problemi posti da Crosetto. Però alla destra diciamo, non limitatevi alle interviste, andate sulla Gazzetta Ufficiale.

Secondo il Riformista di Renzi Giorgia avrebbe paura di difendere il suo braccio destro. Perché?

Anche in questo caso, parlano i fatti. Le riforme per cui è stato chiamato Nordio, sono uscite dai radar. Guardi anche alla discussione sui test psicoattudinali di ieri, la maggioranza sembra avere una grande paura a sfiorare l’argomento. Noi con Renzi, ci chiediamo paura di cosa? Naturalmente possiamo prevedere la risposta.

Schlein, invece, parla di governo dei complotti immmaginari. Non si ritrova con la posizione dem?

La destra è tornata ad essere giustizialista, la sinistra invece ha totalmente dimenticato il garantismo. Sono stupito dal fatto che Elly Schlein possa dire tali amenità. Il Pd davvero ignora il nodo che affligge l’Italia da più di 30 anni? L’invadenza di certi Pm? I tanti errori giudiziari? Anche in questo caso, mi sembra che i dem vadano dietro al carro di Conte e del Fatto Quotidiano, non a caso uno dei cortocircuiti del nostro Paese, il rapporto malato tra certi magistrati, certi politici e certi mezzi d’informazione.

A suo parere, è necessario che Crosetto riferisca in aula sui giudici?

Ieri a Montecitorio con Roberto Giachetti lo abbiamo chiesto. Facciamo uscire la giustizia dai dibattiti nelle segrete stanze. Sulla divisione delle carriere, apriamo un grande confronto nel Paese, iniziando dal Parlamento. Anche al Pd dico, liberiamoci una volta per tutte dagli schemi del passato, affrontiamo il tema della giustizia giusta senza i preconcetti di una troppo lunga stagione politica.

Stiamo parlando di questioni che Palamara denuncia da anni. Perché diventano attualità soltanto ora?

I partiti hanno paura della reazione di certe toghe, che sono pur sempre una piccola minoranza ma pronta a tutta. Ricordate un certo Presidente del Consiglio che si chiamava Renzi? Ricordate che gli hanno arrestato perfino i genitori settantenni?

Che idea si è fatto rispetto alle pagelle per i togati? Sarebbero stati utili anche test psicoattitudinali?

Non vedo il problema. Chi si accinge a fare un mestiere impegnativo, come quello del magistrato, deve essere pronto a manifestare il proprio equilibrio, non c’è nulla di scandaloso.

Sulla riforma della giustizia è possibile collaborare col governo, dimenticando le forti accuse della premier di qualche giorno fa a Matteo?

Italia Viva non è per la giustizia sommaria, da mesi diciamo alla Meloni di procedere in Aula con le riforme. A proposito, ha notato che la Premier, di solito loquace su tutto, sulla giustizia di fatto non dichiara?

Cosa ancora non va nella riforma voluta da Nordio?

Una cosa soprattutto, il confronto che può scaturire soltanto con l’incardinamento dei testi.

Oggi vi sentite più simili agli azzurri o al Pd di Schlein?

Noi siamo il centro, non siamo simili a nessuno. Del Pd ho detto, di Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, qualcuno per caso sa cosa pensa oggi della giustizia? Tajani mi pare che sul tema abbia scelto un profilo molto basso, più proiettato a non dispiacere alla Meloni che a difendere principi garantisti.

È possibile ancora un accordo in vista delle europee, magari superando Macron o sarà caccia all’ultimo voto centrista?

Faremo la nostra strada, con l’obiettivo di rafforzare la pattuglia di eurodeputati di Renew Europe contro il doppio populismo. Quello di Conte e Schlein legati a certa magistratura che fa danno innanzitutto ai magistrati seri e quello di Giorgia Meloni, che ha paura a varare la riforma della giustizia