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Ambiente

Il Mediterraneo catalizzatore che ora spaventa l’Europa

di Redazione -





di GIUSEPPE MESSINA
In un Mediterraneo accerchiato dalle nuove super potenze tramite i conflitti in corso, l’UE è pronta alla militarizzazione per difendere storia, interessi economici e futuro dell’Occidente? Ad oggi sicuramente no! Ha perso la visione dei padri fondatori ed è rimasta una comunità nelle mani della burocrazia e della speculazione finanziaria, dimenticando che un esercito comune potrebbe rappresentare il segno tangibile di una volontà di difesa della sicurezza dei cittadini europei.
Il Mediterraneo, culla della storia, il “Mare Nostrum”, che ruolo può ancora ricoprire in un mondo in profondo cambiamento che velocemente si muove verso un nuovo ordine mondiale basato sull’autarchia in sostituzione delle democrazie di ispirazione occidentale? Il Mediterraneo allargato è oggi un’area particolarmente instabile, alla luce dei conflitti nei diversi territori. E da luogo della storia e cerniera fra le varie culture, si prepara ad un conflitto allargato, i cui effetti sarebbero potenzialmente devastanti per il Vecchio Continente. Il Mediterraneo è il punto di congiunzione di tre continenti, nonché la rotta più rapida tra Indo-Pacifico e Atlantico. Da Gibilterra, Canale di Suez, Stretto dei Dardanelli, passa oltre un terzo del traffico marittimo mondiale. C
hi detiene il controllo di queste rotte può vantare il predominio su alcune delle maggiori vie del commercio planetario. Non è un caso se oggigiorno la pace è minacciata da interessi di parte che destabilizzano la serena convivenza tra i popoli e le nazioni in un Mediterraneo che resta area geografica con un ruolo indiscutibilmente centrale per gli interessi economici globali, catalizzatrice di attori ambiziosi ed impegnati a controllare materie prime e vie commerciali per incrementare la propria sfera di influenza. Un quadro preoccupante che ha spiazzato l’Europa, impreparata e incapace di farvi fronte con politiche efficaci di cooperazione internazionale e sostegno a percorsi di pace e di democrazia. Potrebbe affermarsi un nuovo ordine mondiale fondato sull’autarchia che significherebbe fare carta straccia della Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948, che trova il suo fondamento sulla dignità, sul valore della persona umana. Ed il Mediterraneo era ed ancora è l’evidente rappresentazione del mondo che cambia.
Le guerre che stanno insanguinando il Mediterraneo ne sono indubbia testimonianza. Guerre regionali i cui effetti però si estendono a livello globale. Dal 24 febbraio 2022, l’Ucraina è teatro della più grande guerra di terra nel cuore dell’Europa dal 1945. Uno scenario caratterizzato dalla contrapposizione diretta tra la Russia e le forze di Kiev, sostenute dalla NATO. Il Nagorno Karabakh continua ad essere conteso con l’uso delle armi tra Armenia e Azerbaijan e la Georgia è divisa in due a seguito dell’invasione russa del 2008.
Il conflitto armato tra lo Stato di Israele e Hamas è iniziato il 7 ottobre 2023 come conseguenza dell’attacco di Hamas allo stato di Israele. La Siria e la Libia sono attraversate da conflitti civili e globali già dal 2011. Nel Mar Rosso i ribelli filo-iraniani Houthi dello Yemen imperversano da tempo, con continue azioni di pirateria contro le navi commerciali, che attraversano la rotta più breve per l’Europa per esportare le produzioni europee nei mercati asiatici. Questa azione di disturbo da sola ha determinato un vertiginoso aumento dei prezzi e dell’inflazione in Europa, i cui effetti a catena ricadono su tutti i prodotti di consumo, dato che le navi sono costrette al giro lungo passando per il Capo di Buona Speranza per entrare in Europa dallo Stretto di Gibilterra dopo aver impiegato almeno quattordici giorni in più di navigazione. Ed ancora, nel Sahel, i più sanguinari gruppi jihadisti indeboliscono la sovranità di più nazioni agendo nel golfo di Aden, senza dimenticare la presenza dell’Isis nel deserto fra Iraq e Siria, degli Hezbollah sciiti in Libano pronti ad uno scenario di guerra al confine con Israele, dei guerriglieri curdi lungo i confini meridionali della Turchia con Siria e Iraq, degli Shabaab in Somalia, dei pasdaran iraniani pronti alla guerra al confine con il Pakistan, della guerra civile in Etiopia, delle repressioni attuate dall’esercito contro la popolazione in Eritrea.
Ed infine, la Corea del Nord pronta a creare scompiglio al confine con i “cugini” della Corea del Sud e con il Giappone. Focolai di guerra che interessano specifici territori regionali, ma che sono accomunati da un solo obiettivo: la sostituzione della democrazia occidentale, malata e in crisi, con la dittatura quale unica forma di governo in grado di garantire il potere economico e finanziario ai nuovi padroni del mondo, ovvero Russia, Cina, Turchia e Iran.