Frana Niscemi, il procuratore di Gela: “In quasi trent’anni non è stato fatto nulla per mettere in sicurezza il territorio”
Le indagini sulla frana di Niscemi portano a una conclusione scomoda, che pesa come un macigno: a distanza di quasi trent’anni dal primo cedimento che nel 1997 aveva già colpito la stessa area, non sarebbe stato fatto sostanzialmente nulla di quanto era stato previsto per mettere il territorio in sicurezza. A dirlo senza giri di parole è il procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, che coordina il pool di magistrati e investigatori impegnati a ricostruire cause e responsabilità della frana dello scorso gennaio, quella che ha cancellato un’intera porzione del centro storico di Niscemi, nel nisseno.
«Lavoro attento e serio»: nessun indagato per ora, ma l’ottimismo del procuratore
Il fascicolo aperto dalla Procura di Gela non riporta, al momento, nomi di indagati. Un dettaglio che non deve trarre in inganno: le indagini sulla frana di Niscemi sono tutt’altro che ferme. “Stiamo conducendo un lavoro attento e serio”, assicura Vella, sottolineando come l’ufficio stia analizzando documenti e dati tecnici senza risparmiarsi.
Il procuratore si dice fiducioso sull’esito del lavoro: “Ritengo che qualcosa di ancor più concreto ci sarà nei prossimi mesi. Sono ottimista”.
Un pool investigativo multifunzione, decine di audizioni
A supporto della Procura di Gela lavorano i poliziotti della Squadra Mobile di Caltanissetta, il personale del Commissariato di Niscemi, il Servizio Centrale Operativo di Roma e una squadra di consulenti tecnici. Sono già decine le audizioni condotte nell’ambito del procedimento: tecnici, funzionari e dirigenti sono stati tutti ascoltati come persone informate sui fatti, una formula che non implica l’iscrizione nel registro degli indagati ma che consente agli inquirenti di raccogliere elementi utili a ricostruire l’intera catena di responsabilità, amministrative, tecniche e politiche, che si è sviluppata in quasi tre decenni di inazione.
Il peso di trent’anni di mancata prevenzione
Il punto più critico sollevato dalla procura di Gela sulla frana di Niscemi riguarda proprio il lungo lasso di tempo trascorso senza interventi strutturali. Il cedimento del gennaio scorso non è avvenuto in un vuoto di conoscenze: il rischio idrogeologico in quell’area era noto, documentato, già oggetto di previsioni e piani mai attuati dopo il 1997. È su questo scarto, tra ciò che si sapeva e ciò che non è stato fatto, che si concentra oggi il lavoro degli inquirenti.
