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Emergenza droga, il procuratore Musti: “A Gela lo spaccio è in mano alla mafia”

di Redazione -





di JERRY ITALIA – Da piazza di spaccio a crocevia del traffico, in pochi anni Gela è diventata il centro vitale del traffico di droga nel Sud dell’Isola, con un’enorme impennata nel consumo della cocaina. Le recenti operazioni condotte dalle forze dell’ordine, coordinate dalla procura locale e da quella minorile, hanno di fatto confermato la marcata diffusione delle sostanze stupefacenti in città, ma hanno messo in evidenza anche come la città si sia negli anni trasformata in un crocevia importante per il traffico e lo smercio degli stupefacenti.

Negli anni passati Gela era per lo più stata il punto di approdo del mercato di droga che arrivava da Palermo e Catania, per lo più tramite corrieri che si muovevano tramite bus e automobili. I carichi venivano smerciati quasi esclusivamente in città mentre adesso, con l’aumento della domanda e il crollo dei prezzi, soprattutto della coca, il mercato gelese si è allargato anche ai paesi limitrofi, soprattutto del sud della provincia.
Un mercato che, dal post pandemia, si è progressivamente incentivato in cui, tra l’altro, la stessa cocaina non è più una sostanza irraggiungibile o accessibile solo a fasce sociali elevate. Aumenta la domanda e cresce l’offerta così come crescono i guadagni di chi regge le fila del traffico.
Un mercato florido, con piazze di spaccio attive quasi h24 dove è semplicissimo approvvigionarsi a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Poche settimane fa a Caltanissetta durante il processo a carico di due presunti spacciatori minorenni è stata messa in evidenza l’organizzazione del mercato della droga in città, attraverso le testimonianze dei militari della guardia di finanza che monitorarono i due giovani, fino all’arresto.
Secondo le Fiamme Gialle, i due sarebbero stati pienamente coinvolti nell’attività di spaccio di cocaina, hashish e marijuana. La droga veniva venduta a clienti, anche molto giovani.
“C’è una trasformazione del mercato sotto un duplice punto di vista – spiega Lucia Musti, Procuratore Capo della Procura di Gela –sia dal punto di vista economico che sociale. Solo nell’ultimo anno abbiamo registrato un’impennata delle denunce per uso personale, il che vuol dire che esponenzialmente aumenta la richiesta oltre che l’offerta. Si abbassa anche il limite di età che adesso coinvolge anche giovani poco più che adolescenti”.

I punti dello spaccio sono tutti ben organizzati, e vanno dal centro storico alle classiche zone della movida con circa un centinaio di cessioni monitorate in poco meno di 60 giorni.
Hashish, marijuana e cocaina vengono smerciati con facilità ad ogni tipo di cliente, anche minorenne, in angoli del centro storico come la scalinata di via Morello, a due passi dal corso principale della città, frequentatissimo da bambini e dalle loro famiglie. Luoghi che oramai sono diventati consuetudinari per gli habituè della dose.
Un vero e proprio allarme sociale, come conferma anche il sindaco di Gela, Lucio Greco, impensierito dai dati che si registrano in città.
“Ammetto di essere fortemente preoccupato per il dilagante fenomeno del consumo e soprattutto dello spaccio di droga tra i giovanissimi – dice il primo cittadino – La presenza tra i consumatori di poco più che adolescenti, utilizzati a volte anche come piccoli spacciatori, allarma. L’attività di prevenzione va accompagnata a quella di prevenzione. Serve lo sforzo di tutti, famiglie, scuole, comunità, mondo dell’associazionismo”.
La vendita di droga è quotidiana e il numero di clienti decisamente consistente, così come gli introiti. Un consumo parecchio diffuso che, sfruttando l’aumento della domanda individuale in rialzo e la bassa manovalanza criminale utilizzata, alimenta un circuito molto più ampio gestito direttamente dalle Mafie nostrane.

“Tutta questa domanda – ribadisce il Procuratore Musti – significa che c’è altrettanta offerta, e l’offerta è in continuo rialzo. E come dico sempre, le sostanze stupefacenti non crescono sugli alberi, nel senso che dietro una vendita al dettaglio, ad uno spaccio a chilometro zero, c’è dietro tutta una filiera molto ramificata che, in maniera piramidale arriva fino alle grosse organizzazioni criminali che tradizionalmente, soprattutto in Sicilia, gestiscono i traffici legati alla droga”.
“Nelle altre realtà in Italia – continua il Procuratore – le gestone della filiera degli stupefacenti è demandata alle cosiddette nuove mafie, da quella albanese a quella nigeriana. Qui da noi rimane ancora saldamente ancorato alle realtà criminali storiche di casa nostra”.
“Agire su Gela e sul mercato dello spaccio locale – conclude – significa mettere in atto un’efficace lotta di contrasto alle Mafie”.