Drammatica la crisi idrica nel Trapanese. La Diga Garcia è quasi a secco. La denuncia di Davide Faraone: – “nell’invaso restano meno di 10 giorni di acqua”
Il lungo incontro delle scorse ore a Palazzo d’Orleans, tra l’assessore regionale all’agricoltura Luca Sammartino e i Sindaci dell’Ati di Trapani, per affrontare la questione relativa alla preoccupante crisi idrica che sta interessando il territorio della provincia trapanese, a causa della mancanza di acqua nella diga Garcia, non ha sortito, al momento, gli auspicati interventi risolutivi.
La situazione resta drammatica e tiene gli agricoltori con il fiato sospeso. Si guarda con preoccupazione al livello dell’acqua della diga Garcia, ormai praticamente a secco.
Nell’invaso resterebbero meno di 10 giorni d’acqua. A denunciarlo è il deputato Davide Faraone, vice presidente nazionale di Italia Viva, che ha voluto verificare personalmente le condizioni in cui versa il lago, ridotto – secondo il suo reportage – ad una disponibilità di acqua ormai sufficiente per appena dieci giorni, forse anche meno, come testimoniano le foto allegate”.
Un quadro allarmante che preannuncia una crisi senza precedenti per la provincia di Trapani e parte dell’Agrigentino, territori che dipendono da quest’invaso, tanto per l’uso civile quanto per l’agricoltura.
“Durante la programmazione idrica regionale – afferma Faraone – era stato assicurato che nella diga Garcia fossero disponibili 3 milioni di litri d’acqua. Una cifra che – secondo quanto emerso negli ultimi giorni -sarebbe completamente smentita dai dati reali. Le riserve effettive – evidenzia il parlamentare – sarebbero infatti appena 500 mila litri, meno di un sesto di quanto dichiarato”.
Faraone punta il dito contro il Consorzio di Bonifica Palermo 1 e la Protezione Civile Regionale, ritenuti responsabili della cattiva gestione e della comunicazione distorta delle disponibilità idriche. Una sottovalutazione che ora mette a rischio intere comunità e un comparto agricolo già provato dalla siccità degli ultimi anni.
Nel frattempo si corre disperatamente ai ripari. Nella speranza di riuscire ad attenuare l’impatto della carenza idrica prima che la situazione precipiti del tutto, tecnici e operatori sarebbero impegnati a realizzare un collegamento d’emergenza con il lago Arancio, l’invaso sito nel territorio di Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento.
Non rimane, intanto, che sperare nelle piogge, perché senza precipitazioni significative la situazione potrebbe diventare ingestibile.
Per accertare quanto denunciato nel corso della sua ispezione sul territorio, Faraone ha annunciato già che presenterà un’interrogazione per chiedere di conoscere con trasparenza la situazione del Garcia ed individuare gli eventuali responsabili. “Non si può giocare con l’emergenza idrica – commenta l’esponente di Italia Viva – tante famiglie rischiano di restare senz’acqua e numerose imprese agricole di fallire”.
Negli ultimi anni per fare fronte alla crisi idrica, sono state create cabine di regia, commissioni, tavoli tecnici, ma il risultato rimane immutato: se non piove c’è siccità e se piove c’è siccità lo stesso. Di fronte a questo Coldiretti Sicilia ribadisce che è finito il tempo delle attese e delle ulteriori commissioni. Bisogna trovare una soluzione perché gli agricoltori vogliono solo l’acqua. E questa si può avere con la creazione di un sistema funzionante, reale, tangibile, che faccia progredire l’agricoltura. Con un sistema di invasi aziendali che permetta di raccogliere l’acqua e di farla arrivare alle campagne – sottolinea Coldiretti Sicilia – anziché buttarla in mare.
Proprio così, è ciò che, purtroppo, accade. Nelle scorse ore le paratie della diga Trinità, a Castelvetrano, in provincia di Trapani, sono state aperte e la preziosa risorsa è andata dispersa davanti agli occhi increduli degli agricoltori. Come già successo nei mesi scorsi e da anni, dall’invaso artificiale che raccoglie le acque dal fiume Delia, utilizzate principalmente per l’irrigazione nelle campagne di Castelvetrano, Campobello e in parte, di Marsala e Salemi, l’acqua viene scaricata verso il mare per il mancato innalzamento della quota massima.
Un paradosso che si ripete e che rischia di aggravare la già fragile situazione idrica del territorio agricolo compreso tra Castelvetrano, Campobello e Mazara.
“Non si può accettare una situazione del genere – ribadisce Coldiretti Sicilia – soprattutto in relazione al disinteresse della politica che non ha ancora ben capito che la soluzione è solo una: continuare a puntare sugli invasi aziendali ed interaziendali. E vedere che su questo non c’è un senso di responsabilità unanime – conclude Coldiretti Sicilia – è davvero incredibile”.
Nonostante i progressi annunciati dalla Protezione Civile Regionale, nel corso dell’incontro in assessorato dello scorso 24 novembre, nel Trapanese la situazione resta critica.
“A Santa Margherita di Belìce l’emergenza idrica locale richiede un intervento tempestivo per evitare ulteriori disagi e rischi” – lo scrivono i consiglieri comunali Giuseppe Scaturro e Salvatore Sciara, del Gruppo Consiliare “Santa Margherita Libera” in una richiesta urgente inviata al presidente della Regione Renato Schifani e al dirigente della Protezione Civile, Salvo Cocina.
Nel Comune di Santa Margherita di Belìce, che ha una gestione autonoma con propri pozzi, anche in pieno inverno continuano ad esserci problemi di crisi idrica. Numerose famiglie lamentano la mancanza di acqua potabile e i rifornimenti regolari, in alcuni casi assenti da giorni, in altri da settimane.
Nella nota inviata a Schifani viene chiesto l’invio immediato di due autobotti, attingendo alle 56 disponibili a livello regionale – come riferito dal dirigente generale Salvo Cocina, per garantire un minimo di supporto alla comunità. Nel ribadire la propria disponibilità a collaborare con la Protezione Civile per sopralluoghi e coordinamento operativo, dal Comune di Santa Margherita Belìce l’auspicio è che l’intervento regionale possa alleviare almeno in parte l’emergenza idrica, in attesa di soluzioni strutturali che mettano fine ad una crisi ormai troppo prolungata.
