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Cronaca

Niscemi, fondi pronti ma tempi lenti: la commissione d’inchiesta incalza sulla burocrazia

di Federico Conti -





La commissione d’inchiesta Niscemi accende i riflettori su uno dei tanti fronti aperti del dissesto idrogeologico in Italia. A dirlo, senza giri di parole, è il presidente della commissione parlamentare sul rischio idrogeologico, Pino Bicchielli, arrivato in Municipio per incontrare il sindaco e le strutture di Protezione civile impegnate nella gestione della frana.

Il messaggio è chiaro: le risorse per la ricostruzione ci sono, ma bisogna accelerare. «In Italia contiamo 636 mila frane e il 94,5% dei Comuni è a rischio idrogeologico», ha ricordato Bicchielli, sottolineando come Niscemi non sia un caso isolato. Proprio per questo, l’obiettivo della visita è duplice: affrontare l’emergenza locale e capire se dall’esperienza di Niscemi possano emergere soluzioni replicabili altrove.

Davanti al Municipio, il presidente ha indicato uno dei nodi centrali: gli ingranaggi della macchina amministrativa. «Vogliamo individuare dove si inceppa il sistema», ha spiegato, chiarendo che la commissione lavorerà in parallelo all’azione della magistratura. «La Procura farà il proprio lavoro. Se necessario, chiederemo anche noi l’acquisizione degli atti. Ma il nostro compito è offrire un supporto parlamentare e legislativo a un sistema che troppo spesso si blocca per eccesso di burocrazia».

Sul fronte delle risorse, Bicchielli ha ribadito l’impegno del governo. I primi stanziamenti sono già stati messi a disposizione e ne arriveranno altri. «Le risorse ci sono. La frana è ancora in corso e dobbiamo mettere a sistema tutto: capire come spendere e, soprattutto, dotarci di strumenti per velocizzare gli iter», ha aggiunto. Un passaggio chiave riguarda il coordinamento tra enti: «Dobbiamo evitare duplicazioni di competenze. L’attenzione del governo è massima».

Il caso Niscemi, dunque, diventa un banco di prova nazionale. Da un lato l’urgenza di intervenire su un territorio fragile, dall’altro la necessità di trasformare l’emergenza in un’occasione per snellire procedure e rendere più efficace la risposta dello Stato al dissesto idrogeologico. Una sfida che va oltre i confini siciliani e che chiama in causa l’intero Paese.