Cuffaro, respinto l’appello della Procura su una delle accuse
Il Tribunale del riesame di Palermo ha respinto l’appello presentato dalla Procura contro una precedente ordinanza del Gip che aveva negato gli arresti domiciliari per una delle accuse contestate a Salvatore Cuffaro. Una decisione che accoglie le tesi della difesa, ma che non cambia la posizione complessiva dell’ex governatore siciliano, che resta comunque ai domiciliari.
Il provvedimento riguarda un’inchiesta più ampia su un presunto comitato d’affari accusato di gestire concorsi pubblici e nomine dei manager nella sanità siciliana. In questo filone, i giudici hanno ritenuto infondate le ragioni dell’accusa per una delle ipotesi di reato, confermando così il rigetto già disposto dal giudice per le indagini preliminari.
Diversa, invece, la valutazione su un altro capo d’imputazione. Cuffaro rimane agli arresti domiciliari per l’accusa relativa a un concorso ritenuto truccato all’ospedale Villa Sofia di Palermo, episodio considerato ancora meritevole di una misura cautelare.
Il Tribunale del riesame ha inoltre respinto la richiesta della Procura di disporre il sequestro preventivo di 25 mila euro e ha bocciato il tentativo di riqualificare come corruzione un’ipotesi legata a un appalto dell’Asp di Siracusa. Inammissibile, infine, l’appello sull’accusa di associazione a delinquere.
L’ex presidente della Regione Sicilia è assistito dagli avvocati Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto. La vicenda giudiziaria resta quindi aperta, ma con un primo punto a favore della difesa su uno dei fronti contestati dall’accusa.
