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Ambiente

Ciclone Harry, la Sicilia conta i danni: mancano 2 miliardi per la ricostruzione

di Federico Conti -





Il ciclone Harry ha lasciato una ferita profonda nel cuore dell’isola, ma oggi a pesare non è solo il fango, bensì il vuoto lasciato dai fondi mancanti. Con una stima di danni del ciclone Harry in Sicilia che tocca i 2 miliardi di euro, la risposta economica messa in campo finora appare come una goccia nel mare: i 103 milioni stanziati tra Regione e Governo coprono appena il 5% delle necessità reali.

Un’isola in ginocchio: da Niscemi a Lampedusa

La geografia del disastro disegna un quadro drammatico. A Niscemi, 1.500 persone hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa di una frana che minaccia di isolare l’intero centro abitato. Non va meglio nelle isole minori: a Lampedusa la banchina commerciale è sull’orlo del collasso, mentre Linosa si ritrova isolata dal mondo, con i collegamenti e la viabilità interna praticamente azzerati.

Le immagini delle ferrovie sospese nel vuoto e dei lungomari cancellati dalla furia delle onde non sono solo istantanee di un’emergenza, ma il sintomo di una fragilità strutturale che non può più essere ignorata.

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Il paradosso delle risorse: tra grandi opere e territori fragili

Il dibattito politico si accende sul contrasto tra i grandi investimenti e la manutenzione dell’esistente. Mentre il progetto del Ponte sullo Stretto procede con un budget di 14 miliardi di euro, le infrastrutture costiere crollano sotto i colpi dei “medicane”, i cicloni mediterranei sempre più violenti.

Il movimento Più Uno Sicilia, guidato da Ernesto Maria Ruffini, ha sollevato una critica durissima: il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), sebbene approvato anni fa, resta privo di portafoglio. Senza fondi concreti, la prevenzione rimane un concetto astratto sulla carta.

Le otto richieste per la ripartenza

Per uscire dall’impasse, sono state avanzate proposte precise che mirano a superare la logica della solidarietà “di facciata” a favore di interventi strutturali:

1.⁠ ⁠Stanziamento immediato di almeno 500 milioni per l’emergenza, attingendo al Fondo per le Emergenze Nazionali e rimodulando le priorità di spesa.

2.⁠ ⁠Sospensione di mutui, tributi locali e contributi previdenziali per cittadini e imprese delle aree colpite, con procedure automatiche e non su domanda.

3.⁠ ⁠Piano straordinario di messa in sicurezza delle coste siciliane con risorse dedicate: non dopo la prossima emergenza, adesso.

4.⁠ ⁠Attuazione immediata del PNACC con dotazione finanziaria reale per la Sicilia, territorio tra i più esposti d’Europa agli eventi estremi.

5.⁠ ⁠Revisione delle scelte urbanistiche che hanno consentito di costruire sulla battigia: servono vincoli stringenti e piani di delocalizzazione delle strutture a rischio.

6.⁠ ⁠Indennizzi rapidi e certi per le attività economiche distrutte — oltre 100 solo a Furci Siculo — con erogazione entro 90 giorni, non i tempi biblici delle emergenze passate.

7.⁠ ⁠Trasparenza totale sulla spesa. Non bastano più soldi se poi restano bloccati nella burocrazia. Chiediamo un cruscotto pubblico che mostri in tempo reale ogni euro stanziato, impegnato, liquidato.

8.⁠ ⁠Rendiconto delle emergenze pregresse. Chiediamo alla Regione Siciliana di pubblicare entro 15 giorni un report dettagliato su:

  • Fondi stanziati per l’alluvione di Catania (ottobre 2024): importo, impegnato, liquidato.
  • Fondi per l’emergenza siccità 2024: stato delle erogazioni.
  • Tempi medi di liquidazione degli indennizzi alle imprese agricole.

Il nodo della trasparenza: “Che fine hanno fatto i vecchi fondi?”

Oltre alle richieste per il presente, resta aperto il capitolo del passato. La cittadinanza chiede risposte sui fondi già stanziati per le emergenze precedenti, come l’alluvione di Catania del 2024 e la crisi idrica dello scorso anno.

“I siciliani hanno il diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi”, sottolinea Ruffini. Senza una rendicontazione chiara sulle vecchie emergenze, il rischio è che anche i nuovi stanziamenti restino impantanati nelle paludi della burocrazia, lasciando la Sicilia in uno stato di emergenza perenne.