Tangenti e fondi pubblici, interrogato il deputato Michele Mancuso: la Procura chiede i domiciliari
È una giornata delicata, politicamente e giudiziariamente, per Michele Mancuso, deputato regionale di Forza Italia, ascoltato oggi dagli inquirenti nell’ambito di una complessa indagine per corruzione coordinata dalla Procura di Caltanissetta. Un’inchiesta che, secondo gli investigatori, disegna un presunto sistema opaco di gestione dei fondi pubblici destinati a eventi di intrattenimento nel territorio nisseno.
Le accuse: “denaro in cambio di interventi”
Al centro dell’indagine vi sarebbe un presunto pagamento illecito di 12 mila euro, che Mancuso avrebbe ricevuto in tre tranche, quale contropartita per favorire l’associazione Genteemergente nell’ottenimento di quasi 100 mila euro di finanziamenti pubblici.
Un’ipotesi accusatoria pesante, che non si limita al solo reato di corruzione ma si estende anche alla truffa aggravata, con l’emissione – secondo la Procura – di fatture per operazioni inesistenti per un valore complessivo di circa 50 mila euro, finalizzate a giustificare e “coprire” le spese.
Come spesso accade in questo genere di procedimenti, la chiave dell’inchiesta è tutta nella presunta commistione tra politica e gestione delle risorse pubbliche. “I fondi sono il sangue della democrazia – scriveva Norberto Bobbio – ma quando circolano senza trasparenza diventano veleno”. Ed è proprio su questo crinale che si muove l’indagine nissena.
Le misure cautelari richieste
La Procura ha chiesto per Mancuso e per gli altri indagati gli arresti domiciliari, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza e il rischio di reiterazione del reato. Nelle scorse ore sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni, una delle quali ha interessato anche l’ufficio del deputato regionale, passaggio che segna sempre un salto di qualità nelle inchieste che coinvolgono rappresentanti istituzionali.
Gli altri nomi nell’inchiesta
Oltre a Mancuso, risultano indagati Lorenzo Gaetano Tricoli, Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese, Carlo Rizioli ed Eugenio Bonaffini. Un quadro corale, che rafforza l’ipotesi investigativa di un meccanismo strutturato e non episodico.
