Calenda a Repubblica Palermo: “Sicilia ostaggio di principi e valvassori, l’Ars va commissariata”
“Non è la Sicilia a dover essere cancellata, ma il suo parlamento”. Così Carlo Calenda, leader di Azione, in una lunga intervista concessa a Repubblica Palermo (a firma di Tullio Filippone), torna ad affondare il colpo contro la politica isolana, descritta come “ostaggio di clientele, feudi personali e signorotti che riportano l’Isola al Medioevo”.
Dopo le polemiche nate alla kermesse di Forza Italia e lo scontro diretto con il governatore Renato Schifani, Calenda rilancia: “L’Ars funziona con un voto segreto che non esiste da nessun’altra parte del mondo e che serve solo ad alimentare pratiche clientelari. È un sistema costruito per drenare fiumi di denaro. L’ultima finanziaria da 80 milioni è stata spartita tra associazioni e sagre, mentre i problemi reali della Sicilia restano irrisolti”.
Schifani come “Re Sole” e i “signorotti” della politica
Nel mirino dell’ex ministro non c’è solo il presidente della Regione, definito “il Re Sole della Sicilia”, ma anche figure centrali del governo regionale come Raffaele Lombardo, Luca Sammartino e Edy Tamajo, “signorotti che si muovono come in un sistema feudale, con principi e valvassori intenti a intercettare voti”. Durissime le parole anche su Totò Cuffaro: “In nessun paese al mondo uno condannato come lui potrebbe tornare in politica come se nulla fosse. E invece dispensa persino consigli di natura etica e letteraria. Siamo oltre la dignità”.
Statuto speciale e commissariamento
Al giornalista di Repubblica Palermo che gli chiede dello Statuto speciale, Calenda risponde senza mezzi termini: “O viene commissariato dall’alto con un intervento lungo e strutturale dello Stato per rimettere in ordine sanità, infrastrutture e servizi, oppure lo Statuto stesso va ripensato. L’autonomia, così com’è stata gestita, ha prodotto zero crescita per i siciliani”.
Il confronto politico
Sul piano politico, Calenda smentisce qualsiasi ipotesi di dialogo con Schifani e Forza Italia: “Ha provato più volte a contattarmi, ma non ci penso proprio. In Sicilia sembra che tutto ruoti intorno all’Ars: se ci fosse una guerra atomica, continuerebbero a parlare delle nomine all’Asp di Messina”. Non chiude, invece, alla possibilità di un dialogo con l’area interna al centrodestra che si è scontrata con il governatore, come quella di Giorgio Mulé: “Se c’è qualcuno disposto a scardinare il voto segreto e la logica clientelare, noi ci siamo”. Quanto al centrosinistra, il giudizio è lapidario: “È afono e rassegnato. Intanto l’unico vero problema politico sembra essere la lotta interna tra Schifani e Lagalla per compiacere Lombardo”.
Sicilia tra Medioevo e modernità mancata
L’intervista si chiude con una riflessione dal sapore storico-letterario. Calenda racconta di una conversazione con un ex governatore che gli descriveva le rivalità tra i grandi “portatori di voti”: “Sembrava di sentire le cronache delle famiglie nobili siciliane – i Moncada contro gli Alliata, i Grifeo contro gli altri clan. Solo che i gattopardi avevano eleganza e un po’ di fascino. Questi, invece, sono solo cafoni”.
